Nella consueta Enews del lunedì, va in onda il solito Renzi-show. Tornano in mente le parole che gli rivolse, in una direzione infuocata, il suo compagno di partito Gianni Cuperlo: “Esci dal talent di un’Italia patinata e scopri la modestia che non è nel tono della voce”. A quanto pare il premier, ancora oggi, nel suo ‘talent’ ci sta benissimo e continua a raccontare storie mirabolanti di un’Italia che non c’è.

Non si accorge che le cose non vanno affatto bene. Minimizza su tutti i dati negativi dell’economia, anzi, il più delle volte preferisce non commentare. Ma quando c’è qualche piccolo segnale positivo, Matteo “mano lesta”, è pronto a gongolare con un tweet. Il sistema economico è al palo, la pressione fiscale continua a crescere, il debito pubblico segna un record negativo dopo l’altro, sui migranti non esiste una politica di integrazione, ma tranquilli, va tutto bene, l’Italia è tornata. È un peccato che nessuno se ne sia accorto.

I dati sull’occupazione sono illusori e fumosi, non si capisce come possa una nazione, con crescita di poco superiore allo zero, creare posti di lavoro. Chiunque si azzardi a dire che le cose non vanno bene, viene subito additato come “gufo”. Renzi non si assume le colpe, ma punta il dito contro gli altri. L’Istat venerdì ha confermato “Crescita zero nel secondo trimestre”. Per non farci mancare nulla, il debito pubblico segna un nuovo record. Padoan (ministro dell’economia) dovrà correre ai ripari e già da più parti si parla di una manovra correttiva da 25 miliardi di euro.

Ora la sua battaglia personale è tutta incentrata sul referendum costituzionale. La Cassazione ha dato il via libera alla consultazione convalidando le oltre 500 mila firme raccolte dal Pd. Da ora il governo avrà 60 giorni di tempo per fissare la data della consultazione. Cosa farà Renzi? Fisserà subito una data o attenderà prima sondaggi a lui favorevoli?

Nella Enew del lunedì il premier ha scritto:

“Il sito www.bastaunsi.it è sempre di più la casa di tutti i cittadini, comitati, amici che vogliono dare una mano in vista del referendum costituzionale del prossimo autunno. In tanti mi hanno detto: “Matteo, questa non è la tua sfida, non personalizzarla”.

Vero, questa è la sfida di milioni di persone che vogliono ridurre gli sprechi della politica, rendere più semplici le istituzioni, evitare enti inutili e mantenere tutte le garanzie di pesi e contrappesi già presenti nella nostra Costituzione. Un’Italia più semplice e più forte sarà possibile se i cittadini lo vorranno. Dipende da ciascuno di noi, non da uno solo, dunque, ma da un popolo.

In tanti mi state scrivendo segnalando la necessità di spiegare nel merito la questione referendaria. Il quesito infatti non riguarda la legge elettorale o i poteri del Governo, argomenti che non sono minimamente toccati dalla legge costituzionale, ma riguarda il numero dei politici, il tetto allo stipendio dei consiglieri regionali, il voto di fiducia, il Senato, il quorum per il referendum che viene abbassato, l’introduzione del referendum propositivo, l’abolizione degli enti inutili come il CNEL, le competenze delle Regioni.

Il quesito riguarda il numero dei politici, il tetto allo stipendio dei consiglieri regionali, il voto di fiducia, il Senato, il quorum per il referendum che viene abbassato, l’introduzione del referendum propositivo, l’abolizione degli enti inutili come il CNEL, le competenze delle Regioni.

Per vincere questo referendum basta entrare nel merito, basta leggere il quesito, basta chiedere agli italiani se davvero vogliono continuare con la classe politica più numerosa e più pagata dell’Occidente o se invece vogliono ridurre i costi e i posti dei parlamentari, perché per cambiare basta un sì.

Basta chiedere agli italiani se davvero vogliono continuare con le Regioni che fanno promozioni turistiche e missioni in autonomia o se invece vogliamo cambiare, con un progetto turismo Italia, perché per cambiare basta un sì. Basta chiedere agli italiani se davvero vogliono continuare con un sistema di scrittura delle leggi che fa fare a Camera e Senato esattamente la stessa cosa, il che succede solo in Italia, o se invece vogliono lasciare a una sola Camera il rapporto fiduciario con il Governo, perché per cambiare basta un sì.

I segnali di queste settimane sono davvero buoni. Il comitato del Sì – a differenza di chi dice NO – ha raggiunto le firme necessarie alla presentazione in Cassazione (ne servivano mezzo milione, ne abbiamo avute quasi 600mila, circa il triplo degli altri) I nostri comitati sono tantissimi, arrivano quasi a quota tremila.

Abbiamo chiesto un aiuto a chi vuole darci una mano, anche a livello economico. Percorso trasparente, semplice e verificabile, alla luce del sole. Conclusione? A oggi abbiamo ricevuto più di 88.100 euro, quasi tutti con piccole donazioni, da 5-10-20 euro. E sul sito www.bastaunsi.it ci sono sempre più messaggi che provengono dai territori, di persone che spiegano perché – secondo loro, semplici cittadini senza incarichi politici – questa riforma è fondamentale per rendere l’Italia un Paese più solido e più semplice”.

Personalizzare il referendum è stato un suo errore, ha impiegato un po’ a capirlo, ma alla fine si è reso conto di aver creato una trappola contro se stesso. In direzione PD disse: “C’è qualcuno tra voi che pensa sinceramente che, dopo che la legislatura è nata e ha fatto ciò che ha fatto, in caso di ‘no’ al referendum, il presidente del Consiglio, e io penso anche il Parlamento, non ne possa prendere atto?”, ha spiegato Renzi. “Chi ha paura faccia un altro mestiere, chi ha paura di confrontarsi con i cittadini vada a fare altro. Quelli che immaginano di cibarsi di veline e sondaggi che girano in Transatlantico sappia che non abbiamo paura di metterci la faccia”.

Che dire: solo gli stupidi non cambiano mai idea! Ma leggendo la Enews le idee di Renzi sembrano sempre più confuse, il suo delirio di onnipotenza non si è affatto ridimensionato. Addirittura ci sono semplici cittadini che hanno capito che questa riforma è fondamentale per rendere l’Italia un Paese più solido e più semplice, saranno eminenti costituzionalisti.

Dopo la sconfitta cocente alla ultime amministrative, il suo atteggiamento è cambiato per un paio di settimane, poi è tornato ad essere quello di sempre. Il Berlusconi che è il lui è ritornato alla carica più spocchioso di prima.

L’unico modo per far ritornare Matteo Renzi sulla terra, ci dispiace dirlo, è fargli subire una sonora sconfitta personale. In caso contrario non lo fermerebbe più nessuno, e a pagarne il conto sarebbero solo gli italiani. Non sta a noi dare indicazioni di voto sul referendum, gli italiani è ora che imparino a leggere e capiscano su cosa andranno a votare. Prima si vota e meglio è, gli italiani non possono subire una campagna elettorale di tre mesi mentre il Paese continua ad annaspare.

Nibbio

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