di Ylenia Scarabeo
La riforma del processo tributario a due gradi di giudizio coinvolge più di 38mila commercialisti, tra i 3 e 4mila avvocati e circa 15mila consulenti del lavoro.
La proposta del premier Giuseppe Conte è stata definita da Antonio Damascelli, presidente di Uncat ( l’Unione degli avvocati tributaristi) “una proposta al limite della costituzionalità e che non si riesce a capire come applicare”.
Da una parte, si pensa che la proposta di Conte possa portare all’abolizione del giudizio davanti alle commissioni tributarie regionali; dall’altra, si ritiene che possa trattarsi anche di un trasferimento del contenzioso fiscale alla Corte dei conti. Per tali ragioni Arturo Pardi, responsabile della commissione tributaria del Consiglio nazionale forense, ha chiesto al presidente del Consiglio un incontro che avverrà il 6 febbraio.
Sebbene siano pochi gli studi professionali che vi si dedicano in modo esclusivo, la difesa tributaria è comune nell’attività del commercialista. Così come i commercialisti, anche i consulenti del lavoro possono assistere alle commissioni tributarie. Sul versante degli avvocati, invece, si ha una formazione che verte meno sul fiscale.
“Con la riforma cambierà la prospettiva delle specializzazioni poiché il diritto tributario diventerà un settore di approfondimento e, di conseguenza, per la necessità di trovare nuove occasioni di lavoro, si accenderà anche l’attenzione dei giovani verso il tributario”.






























