di Redazione

La fumata bianca sul rimpasto di Giunta, annunciata dal Presidente Roberti, non è altro che l’ennesimo atto di un grottesco balletto politico. Non giriamoci intorno: questa operazione non ha nulla a che fare con il merito, né tantomeno rappresenta un tentativo di rilanciare l’azione amministrativa a favore dei molisani. È un mero aggiustamento tattico, un Frankenstein istituzionale, guidato esclusivamente da logiche poltronistiche e spartitorie di centrodestra. Il primo decreto c’è e vede Armandino D’Egidio diventare assessore sostanzialmente con le “sue deleghe” da consigliere, mentre Michele Iorio esce dalla Giunta ma diventa consigliere, potenziando le proprie deleghe (tornando a pieno titolo nella Conferenza delle Regioni come se fosse il presidente eletto) e conservando saldamente la cassaforte tra le mani. Un vero e proprio change de dame che ci fa chiedere, allora, a cosa serva la Giunta. Se i consiglieri diventano quelli con le deleghe e in Giunta ci vanno persone praticamente senza competenze amministrative — come dice Roberti stesso: «Solo per accontentare i partiti» — ci troviamo di fronte a una dichiarazione oltremodo oltraggiosa. Si tratta di una vera presa in giro per tutti: partiti, persone coinvolte e, soprattutto, per l’organizzazione amministrativa, resa ormai ingestibile. Ma secondo loro è normale che siamo l’unica regione con le deleghe fuori dalla Giunta? E a che servirebbe, quindi, l’organo esecutivo? A dispensare risorse e autisti? Le Giunte servono se gli assessori coordinano le proprie competenze con quelle di chi ha funzioni esecutive e di amministrazione attiva. I consiglieri svolgono altre funzioni: indirizzo di programmazione e legislazione. Di conseguenza, questo spacchettamento centra in pieno l’obiettivo della più ampia disorganizzazione che, se seguito da ulteriori deleghe da assegnare ad altri consiglieri (di cui si vocifera), rappresenterebbe un ulteriore golem politico di cui non si sentiva l’urgenza. La margherita pare prosegua con lo sfoglio dei suoi petali, colpendo anche Di Lucente, dato in uscita mercoledì per bocca dello stesso Presidente. Entra Di Baggio. Nessuna sostituzione (per ora) per Cefaratti, con buona pace del “totomercato” che dava in ascesa chi attualmente gioca con la maglietta del consiglio comunale pentro, essendo rimasto fuori dal consiglio regionale. C’è poi un dato politico e istituzionale macroscopico, che non possiamo e non vogliamo tacere: in questa Giunta continua a mancare totalmente una figura femminile. L’assenza delle donne nell’esecutivo regionale si traduce in una totale assenza di politiche di genere e per le pari opportunità. Proprio in queste ore, i dati sul divario occupazionale e sul gender gap nel mondo del lavoro fotografano una realtà drammatica per le donne del Sud e del Molise. Eppure, la massima istituzione regionale sceglie di non avere un piano dedicato, escludendo la sensibilità e le competenze femminili dai luoghi in cui si decide. Siamo davanti a una maggioranza che paralizza la Regione per i destini dei singoli, offrendo contentini e accomodando posizioni a fini puramente tattici. I cittadini molisani meritano trasparenza, risposte sulla sanità, sui trasporti e sul lavoro, non una politica arroccata a gestire equilibri di potere mentre il territorio soffre.

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