PIEDIMONTE MATESE / GIOIA SANNITICA / GUARDIAREGIA. La galleria Interregionale del Matese: l’opera di 12 km tra il Molise e la Campania.
Senza la galleria del Matese, lo sviluppo ambientale del Mezzogiorno seguirebbe più i vecchi che i nuovi termini della Questione Meridionale e soprattutto delle zone interne appenniniche.
a cura de Prof. Giuseppe Pace (Esperto di studi ambientali e perfezionamento in Ingegneria del territorio, Università di Padova)
L’autore, in questo breve riassunto di un suo più ampio lavoro, analizza lo sviluppo ambientale, del Molise e della Campania, che potrebbe essere favorito dalla galleria del Matese. Questa galleria lunga 12 Km è utile per il trasporto di persone e merci mediante 3000 automobili e autotreni al giorno (stima 1990, che va ovviamente aggiornata). Egli ritiene che anche Piedimonte Matese ne beneficerebbe positivamente e, in parte, risolverebbe il suo stato grave di crisi economico-sociale rispetto a 30 anni fa quando Piedimonte aveva (oggi non ha più, purtroppo) un fiorente Cotonificio, con un migliaio di dipendenti, soprattutto donne, una moderna centrale idroelettrica dell’Enel con attivo circolo di dopolavoro, una cartiera, ecc.. Anche Boiano, nel Molise, rispetto a decenni fa, come Piedimonte, è in crisi per la riduzione di molti uffici pubblici e imprese.
INTRODUZIONE
Da tempo piedimontesi e boianesi (abitanti delle due cittadine analoghe, poste a sud e a nord del Matese) ritengono che una galleria che valicasse il massiccio montuoso del Matese, renderebbe tali e tanti benefici che le generazioni future, più delle presenti, apprezzerebbero positivamente. E’ bene però sapere che un tunnel tra Boiano e Piedimonte non è possibile in modo diretto, a causa sia di un dislivello di quota, di circa 300 metri (Boiano è a 500 m.s.l.m., Piedimonte a meno di 200) sia per il pericolo, non da correre, di passare sotto al lago carsico del Matese con alterazione della rete idrografica centrale al Matese. E’ possibile, invece, fare il tunnel un po’ più ad est. Ma andiamo con ordine. La galleria di valico del massiccio appenninico del Matese – lungo 70 Km da nord-ovest a sudest e largo 15 Km da nord a sud come da Bojano (CB) a Piedimonte Matese (CE)- è un’opera di sviluppo ambientale locale che non solo aiuterebbe meglio a conservare il notevole patrimonio naturalistico dell’alto Matese (a Pietraroja, dove c’è un parco geopaleontologico, è stato scoperto, recentemente, Scipionix samniticus- il nome scientifico deriva da Scipione di Bergerac, Geologo polacco alla corte dei Borboni di Napoli e Sannio-, detto Ciro, di circa 120 milioni di anni fa), ma favorirebbe quel progresso economico-sociale tanto invocato dai figli dell’antichissima civiltà della transumanza appenninica, oggi costretti ancora ad emigrare verso luoghi lontani ad economia meno assistita. Tra le valli del medio corso del fiume Volturno e dell’alto Biferno vi è l’importante barriera naturale del Massiccio carbonatico del Matese che determina un allungamento della ferrovia tra Napoli e Termoli (CB) – Vasto (CH) di oltre 70 Km pari a circa un’ora di tempo. Una galleria, invece, che ripercorra il recente acquedotto allargandone e raccordandone il percorso in modo adeguato – tra Gioia Sannitica (CE), Cusano Mutri (BN) e Guardiaregia-Bojano (CB) sarebbe auspicabile anche per la modesta spesa che potrebbe essere sostenuta da un consorzio pubblico-privato. L’impatto ambientale che essa causerebbe è quasi nullo fatta eccezione per i raccordi esterni di strade e ponti che si rendessero necessari. Studi geologici, tettonici, stratigrafici, sismici e di Ecologia applicata alla valorizzazione del Matese, sono stati svolti dallo scrivente e pubblicati sugli Annuari l986 e 89 dell’“A.S.M.V.” di Piedimonte Matese (CE) e su “Molise Economico” dalla Camera di C. I. A. A. di Campobasso. Prevedere l’evoluzione ambientale, naturale ed economico-sociale, del Matese, ma anche degli ambienti contigui del Molise a nord e della Campania a sud, con e senza la galleria del Matese, è il fine principale di questo Studio d’Impatto Ambientale (S.I.A.). La funzione dello S.I.A. è di essere parte basilare e propedeutica della Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.). La nozione di ambiente implica una varietà di situazioni concrete. L’ambiente è un oggetto che interagisce con altri vicini in una dinamica d’insieme (PAVE’, 92). Per la Commissione della Comunità Economica Europea l’ambiente è “l’insieme degli elementi che nei loro complessi rapporti, costituiscono la cornice, l’ambito e le condizioni di vita dell’uomo”. La galleria del Matese, senza impatti negativi sull’ambiente locale, sia molisano che campano, ha anche l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle popolazioni appenniniche, che dal tempo dell’economia della civiltà della transumanza tra l’Abruzzo e la Puglia, soffrono di un crescente bisogno di indipendenza economica autopropulsiva. Descrivere il gioco sottile delle interazioni in seno al complesso ambiente del Matese, Molise e Campania, è come entrare in una sorta di labirinto di relazioni. Esse si possono pensare tra le discipline afferenti l’Ambiente (con una A maiuscola) che deve essere relativo all’uomo e alle società umane (PAVE’, 93).
CENNI SULLE PRINCIPALI EMERGENZE AMBIENTALI
E’ possibile suddividere le principali emergenze ambientali del Matese, Molise e Campania, in due raggruppamenti. Al primo si collocano i caratteri ambientali naturali di spicco. Al secondo si collocano i caratteri ambientali economico-sociali di spicco e stratificatisi storicamente, che costituiscono i fattori umani della produzione soprattutto del futuro.
CARATTERI DELL’AMBIENTE NATURALE
Il Matese, esteso per circa 1000 Kmq, ha i seguenti caratteri naturali di spicco: paesaggio naturale imponente e suggestivo con il sistema montuoso appenninico avente oltre 20 vette che superano i 1000 m di quota e le cime carbonatiche nude, ricoperte di neve fino primavera avanzata (PATERNO L., 1568) di Miletto (2050 m), Gallinola (1923 m) e Mutria (1820 m); i 3 laghi carsici tra le due pieghe di corrugamento (quella adriatica più alta e quella tirrenica meno elevata e più corrosa dal carsismo); le due valli, parallele al Matese, solcate dai fiumi Biferno e Tammaro a nord e Volturno a sud; manifestazioni carsiche varie e numerose come: canyon (Quirino, Inferno), doline (Campitello Matese e di Roccamandolfi), grotte esplorate appena (Lete, Brigante, Ciaule), inghiottitoi (Pozzo della Neve, Scennerato), cavità interne al massiccio carbonaticodolomitico piene d’acqua, che alimentano le sorgenti del Biferno e del Tammaro a nord e del Torano, Titerno, Lete, Sava e di Telese a sud (GAUTHIER G., 10); fossili del Cretacico superiore di Pietraroja (BN) con circa 400 esemplari noti (COSTA, 1832) appartenenti ad Anfibi, Molluschi, Anellidi, Echinodermi, Artropodi e Rettili (di recente è la scoperta del Dinosauro di oltre 100 milioni di anni del gruppo dei Maniraptora, simili ai Velociraptor: più noti ultimamente per films e romanzi fantascientifici), che sono conservati, in gran parte, al Museo di Paleontologia dell’Università di Napoli; reperti paleontologici de “La Pineta” di Isernia (PAONE, 81) del Quaternario inferiore, che testimonierebbero la presenza dell’Homo erectus di 736000 anni insieme ad orsi, bisonti, elefanti, rinoceronti, ecc.; flora abbondante (BOGGIA, 77) e varia per specie arboree, erbacee e floricole in prevalenza faggio, cerro, carpino, orniello, acero montano, castagno, tasso, cicoria, ribes, fragole, origano, genziana, genzianella, valeriana e veroniche: Veronica campiclarensis, è la specie presente a Campochiaro (A. PROEMIGRATI, 88) che studiò il Naturalista francese Tournefort nel 1600, ospite dei fratelli Giovanni – Barone di Campochiaro – e Fabio Colonna, studioso anche di Botanica; fauna ancora varia – pur se in diminuzione – in prevalenza riccio, ghiro, faina, donnola, martora, volpe, tasso, lepre, lupo, vipera aspis, gufo, civetta, starna, cotornice, poiana, aquila reale, picchio verde e rosso, ghiandaia, cuculo, germano reale, lumache, rane, tritone crestato, tafani, mosche, lucciole, cani maremmano-abruzzese del Matese (PACE, 86), carpe, anguille, lucci e trote, che vengono allevate anche nelle fredde acque delle sorgenti del Biferno di Bojano (CB) a 7° C. Le emergenze dell’ambiente naturale del Molise e della Campania sono innumerevoli, ma sono quelle tipiche dell’Appennino centro-meridionale e delle coste marine e fluviali con un’agricoltura intensiva sia nell’area di Napoli che di Termoli (CB). Nella prima area si registrano i primati nazionali di produttività agricola di pomodori, nocciole, finocchi, cavolfiori, angurie e tabacco. Nella seconda area l’agricoltura, ultimamente, si sta meccanizzando anche con delle serre attrezzate per la coltivazione sia di fiori che di ortaggi.
CARATTERI DELL’AMBIENTE ECONOMICO-SOCIALE
Tra le emergenze dell’ambiente economico-sociale, che sono quelle del Mezzogiorno d’Italia, spiccano in particolare per il Molise: forza lavoro 39%, con circa 30% nel settore primario (la più alta percentuale in Italia), 20% nel secondario e 50% nel terziario, che è in aumento come altrove; agricoltura estensiva con attività agrosilvopastorali nell’interno ed agricoltura intensiva con zootecnia verso la costa marina e nelle aree collinari limitrofe; pastifici di qualità, che esportano molto anche tra i numerosi molisani emigrati nelle Americhe; 3 Consorzi per i Nuclei Industriali, che hanno poco industrializzato fatta eccezione per la zona di Termoli-Larino, dove esiste lo stabilimento FIAT; numerosi caseifici che esportano i derivati del latte nelle grandi città del centro-nord d’Italia, sono ubicati – in prevalenza – lungo gli storici tratturi della trasumanza appenninica (C.M. “A. TAMMARO”, 90) come a Bojano, lungo il Tratturo Pescaseroli-Candela, che attraversa Altilia di Sepino (città del Tratturo) del I sec. a.C., con un tratturello che passava poco più a sud per Terravecchia e collegava i pastori transumanti della piana alifana; pregevole patrimonio archeologico della civiltà sannita (SALMON, 85) ed Osca come la Tavola di Agnone (IS), nonché la Tavola Alimentaria Romana dell’alto Tammaro; struttura demografica con pochi giovani, che spopolarono il Molise ad ondate successive verso le Americhe soprattutto (R. MOLISE, 87). Tra le emergenze di spicco dell’ambiente conomicosociale della Campania si segnalano: forze lavoro meno del 40% con 18% nel settore primario, 26% nel secondario e 56% nel terziario con prevalenza di quello pubblico; alta densità demografica con più della metà dei circa 6 milioni di campani nell’area costiera napoletana; notevole congestione del traffico tra le 3 città di Napoli, Caserta e Salerno, che si cerca di ridurre anche mediante la ipotizzata idrovia dei Regi Lagni nella bassa valle del Volturno; alti indici di disoccupazione e record nazionale del tasso di criminalità nella Provincia di Napoli (4606/100000 ab.), meno della metà, invece, è quello corrispondente alle altre provincie campane e molisane.
CENNI SULL’ANALISI COSTI-BENEFICI
L’analisi costi-benefici è una valutazione della convenienza di spesa sia privata che ubblica un progetto pubblico è economicamente conveniente e socialmente desiderabile quando il totale dei benefici ad esso associati supera i costi. Mentre nel settore privato sono esclusi gli effetti esterni della spesa e sono esclusivi quelli interni, nel settore pubblico sono prevalenti gli effetti esterni o sociali, che comprendono anche la conservazione, tutela e promozione dell’ambiente naturale come per il caso specifico della galleria del Matese (PACE, 94). La galleria del Matese coinvolge ambienti di 2 Regioni, 2 Provincie, 3 Comunità Montane, un Consorzio Nucleo Industriale ed almeno 3 Comuni direttamente interessati. Considerato che pedaggio), si ricava che il costo della galleria del Matese, suspecificato, verrebbe saldato in 30 anni di esercizio. La Campania ha un parco macchine di oltre 2 milioni, mentre il Molise di appena 100000, di cui 70000 in Provincia di Campobasso (dati del 1990, oggi bisogna aggiornare e maggiorare non di poco tali dati). La stima è stata svolta in modo realistico per il numero di autoveicoli che potrebbero utilizzare giornalmente la galleria del Matese (PACE, 94). La costruzione della galleria dovrebbe essere affidata ad una ditta compartecipe del “Consorzio per la galleria del Matese” costituito da Camere di Commercio I. A. A. di CB, BN, CE, NA e Consorzio Nucleo Industriale CampobassoBojano, ed eventualmente anche dalle 3 Comunità Montane locali: “Titerno” con sede a Cerreto S.(BN), “Matese” con sede a Piedimonte M.(CE) e “Matese” con sede a Boiano(CB). Valicare in tunnel il Matese, significa risparmiare: un’ora di tempo, 70 km di strada tra Adriatico e Tirreno e più di 5 litri di carburante. Significa anche preservare il patrimonio naturalistico e storico-sociale dell’alto Matese soprattutto e valorizzare di più e meglio gli ambienti del Molise e della Campania che soffrono dei mali tipici delle zone economico-sociali marginali.
CONCLUSIONE
Senza la galleria del Matese, lo sviluppo ambientale del Mezzogiorno seguirebbe più i vecchi che i nuovi termini della Questione Meridionale (LEONE, 84) e soprattutto delle zone interne appenniniche (SVIMEZ, 87). La direttiva CEE n. 337/85 e le procedure VIA (LANIADO, 89) con le oltre 700 leggi e regolamenti relativi alla tutela ambientale in Italia non hanno semplificato la programmazione reale dello sviluppo ambientale soprattutto del Molise e della Campania. Piedimonte Matese oggi soffre di una situazione di crisi economica grave e, rispetto a 30 anni fa si è impoverita per la chiusura del Cotonificio, della centrale dell’Enel, della cartiera, ecc. Resta comunque il capoluogo amministrativo e soprattutto scolastico del Matese centrale meridionale, della piana alifana e di gran parte della valle del medio Volturno. Una galleria del Matese, collegata con bretella a Piedimonte M., causerebbe un effetto volano economicosociale non secondario anche per la bella e significativa cittadina di Piedimonte Matese. Fa bene Angelo PEPE, mio ex compagno di scuola media superiore a Piedimonte degli anni Sessanta, a battersi perché anche un semplice e moderno supermercato si impianti anche a Piedimonte per fare in modo che degli effetti positivi della globalizzazione possano usufruirne anche i piedimontesi. Ma questo non è che un altro aspetto -oltre la “mia” galleria di valico del Matese- dello sviluppo bloccato a Piedimonte Matese.
Cosimo Ferrazzo






























