di Giovanni Minicozzi
Il Ministero della Salute ha diffuso i dati sui Livelli essenziali di assistenza nelle diverse regioni italiane. La soglia minima corrisponde a un punteggio pari a 180 e molte regioni superano addirittura i 220 punti. Altre si attestano tra la soglia minima di 180 e 220, ovvero ben oltre il limite minimo.
Il Molise si colloca ben sotto i 160 punti in ultima posizione, insieme a Calabria e Sardegna, con oltre 20 punti in meno del livello minimo. Dal 2018 a oggi i Lea del Molise sono su un piano inclinato e ogni semestre scivolano sempre più in basso. La pessima condizione è dovuta, secondo i dati ministeriali, per lo più alla carenza di assistenza ospedaliera e alla mancanza di prevenzione.
Nel frattempo il nuovo piano operativo firmato dal commissario Donato Toma prevede nuovi tagli di reparti strategici negli ospedali pubblici molisani e “appalta” alle regioni limitrofe la salute dei molisani determinando in tal modo un aumento inconcepibile della mobilità passiva e del deficit sanitario.
Verosimilmente il primo reparto a saltare sarà l’emodianica del S.Timoteo che già funziona a giorni alterni per mancanza di medici e sarà peggio dal prossimo primo ottobre quando, secondo indiscrezioni, un cardiologo verrà trasferito a Campobasso e un altro andrà in ferie.
Peraltro il Cardarelli non riesce a smaltire le lunghe liste di attesa poiché è stato trasformato in centro Covid regionale e al suo interno permane un reparto di terapia intensiva promiscuo.
Dunque nonostante il cambio al vertice del direttore d’orchestra la musica è peggiorata.
Di certo però le responsabilità del disastro sanitario regionale sono da attribuire non solo alla coppia Toma/Florenzano ma anche al ministero della salute che si limita a diffondere dati tragici ma non muove foglia per risollevare le sorti del sistema sanitario regionale.
Allego in calce all’articolo lo stralcio del documento su i Lea e la relativa dichiarazione della segretaria della Uil Tecla Boccardo.

Video Tecla Boccardo:






























