I presidenti delle due province molisane, in default,  non sono in grado assumersi responsabilità impopolari per garantire agli studenti il normale svolgimento dell’anno scolastico  e affidano al Presidente della regione l’onere di proposte sostenibili.

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Il Presidente della Regione Molise Paolo Frattura

Settimana scolastica corta per risparmiare sul riscaldamento e sulle spese di trasporto e di energia elettrica. A lanciare questa iniziativa il presidente della regione Paolo Frattura, in risposta alle difficoltà delle province molisane di scarsi fondi gestionali per l’ordinaria amministrazione. In questo contesto la Legge Delrio, ha messo in ginocchio le piccole province periferiche, disponendo per quelle  metropolitane, maggiori attenzioni e interesse nazionale a cui sono destinati in larga misura i fondi, a discapito delle aree periferiche interessate da tagli e mancati trasferimenti. I presidenti delle province devono adeguarsi.  Bisogna che diano una risposta sostenibile. Le due province molisane sono in estrema difficoltà nel far quadrare i bilanci e garantire l’ordinario. Mentre il Presidente Rosario De Matteis “pallottoliere” alla mano, facendo i conti della serva, può garantire il riscaldamento nelle scuole superiori fino alla fine di Dicembre, ad Isernia il Sindaco /Presidente Luigi Brasiello non ha minori problemi. Dai 29,6 milioni di euro di trasferimenti statali che giungevano nelle casse del palazzo di Via Berta nel periodo di presidenza Raffaele Mauro, si è giunti oggi a fare i conti solo con 9,5 milioni di euro. Questo vuol dire che bisogna inesorabilmente adeguarsi ad una spending review imposta dal Governo. Bisogna quindi cercare di non penalizzare la massa di studenti che viaggiano quotidianamente e garantire loro un adeguato riscaldamento nel lungo inverno molisano, riducendo notevolmente anche gli altri inevitabili costi. Dalla riunione congiunta dei presidenti delle province molisane, sulla questione, non sono giunte risposte adeguate e proposte, si è voluto scaricare le responsabilità sulla regione e il presidente frattura.

La proposta presidenziale regionale, non è assolutamente da sottovalutare, altre regioni e province del nord – sempre per le stesse motivazioni di risparmio – si sono adeguate già dallo scorso anno scolastico.

Partita in sordina nel 2013, la sperimentazione, oggi la settimana corta è una realtà consolidata in molte scuole, dalla Lombardia al Veneto, fino all’ Emilia. L’organizzazione dell’orario settimanale di frequenza delle lezioni spetta alle singole scuole, autonome in materia di scelte didattiche ed organizzative. La L. 15.03.1997 n. 59 e il D.P.R. 275/99 infatti conferiscono alle singole istituzioni scolastiche autonomia in materia di scelte didattiche ed organizzative. Una di queste è l’organizzazione dell’orario settimanale di frequenza delle lezioni, nel rispetto del monte ore previsto per ciascun indirizzo e delle esigenze e motivazioni condivise tra scuola e famiglie.

Le Province, quindi al nord, in un atto di profonda responsabilità chiedono alle scuole di interrogarsi sulla possibilità di rimodulare l’offerta formativa su 5 giorni anzichè 6.

Nel Molise, è costretto a farlo il Presidente della Regione, a cui non spetterebbe. Ognuno dovrebbe assumersi le responsabilità per competenza, ma pare che nel Molise le decisioni necessarie e impopolari siano affidate solo a Frattura.

Guardando alla realtà nazionale, la settimana corta scolastica è oramai consolidata anche nelle grandi metropoli come Milano, dove già dallo scorso anno scolastico 22 delle 57 scuole secondarie aderivano all’iniziativa. L’elenco delle città del nord che hanno adottato questo sistema è lungo e interessa quasi tutti gli istituti superiori. Verona, Ferrara, Cuneo etc

Al centro del dibattito la didattica, ossia se la riformulazione dell’orario possa incidere negativamente sugli apprendimenti. In riferimento a questa riflessione l’economista giapponese Daiji Kawaguchi, professore alla Hitotsubashi University,  ha dimostrato come ridurre le ore di studio in classe, sia una scelta sbagliata. La settimana corta acuirebbe il dislivello culturale tra le classi sociali.

Il modello della scuola giapponese è culturalmente molto lontano dal nostro, per cui forse il paragone è azzardato, ma il dibattito sulla ricaduta in termini di didattica è sicuramente avviato.

Pietro Tonti

 

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