Il Consiglio dei Ministri nella riunione del 12 marzo ha preso una decisione giusta rinunciando al taglio degli stipendi dei docenti ed ha mantenuto gli scatti d’anzianità. In un momento in cui i salari sono fermi da ormai 7 anni, sarebbe stato singolare approvare provvedimenti che, addirittura, lo avrebbero ridotto! È l’unico momento di saggezza che avvertiamo rispetto alle tante scelte discutibili e sbagliate annunciate nella conferenza stampa dal Presidente del Consiglio.
Infatti, non aver scelto lo strumento del decreto legge per garantire dal primo settembre tutte le 150.000 assunzioni promesse determinerà notevoli problemi. Anz, il piano annunciato si è ridotto di 49.000 unità. Un fatto inaccettabile dopo mesi di annunci e di promesse. Al governo si chiede innanzitutto coerenza con gli impegni presi a agosto scorso sulla loro stabilizzazione. La sentenza della Corte di Giustizia Europea non può essere aggirata e stravolta. Per questo è necessario un decreto legge che sia comprensivo anche degli Ata. Il lavoro è un diritto e non ci può essere l’esclusione di migliaia di precari dai processi di stabilizzazione.
Nelle Graduatorie ad Esaurimento del Molise ci sono 1864 iscritti docenti precari; 1375 in provincia di Campobasso e 489 in provincia di Isernia. Quale sarà il loro destino, nonostante gli annunci del Governo che le GAE verranno abolite a partire dal 1 settembre 2015, non è dato sapere! La procedura del disegno di legge sarà, presumibilmente, lunga e tortuosa. Il Governo, rifiutando il confronto con le OO.SS., ha dato uno schiaffo alla rappresentanza sociale che – lo ricordiamo- solo qualche giorno fa ha legittimato il suo peso politico e sindacale portando al voto, per le elezioni RSU, oltre il 77% dei lavoratori della scuola. Un bell’esempio di democrazia!
Nel disegno di legge c’è una gerarchizzazione che contrasta con tutti i principi dell’autonomia scolastica. È inaccettabile la forte concentrazione dei poteri attribuiti ai dirigenti scolastici perché mette a rischio principi costituzionali come la libertà di insegnamento e manda in soffitta l’autonomia scolastica. Essi potranno assegnare discrezionalmente premi di stipendio ai docenti “meritevoli” e sceglierli da un albo territoriale. Una sorta di “vetrina” dove sarà pubblicato il loro curriculum.
Il governo ha preso ancora una volta la strada dell’autoritarismo disinteressandosi del rinnovo del Contratto Nazionale del lavoro e legiferando su materie che sono di pertinenza contrattuale. Quando le regole si incrinano la democrazia nei luoghi di lavoro e l’autonomia professionale sono a rischio. Intanto la mobilitazione della scuola ha dato i suoi primi frutti costringendo il governo a battere la ritirata sugli scatti d’anzianità. Adesso è necessario continuare per ottenere quanto di meglio uno stato democratico possa offrire alla scuola pubblica e ai giovani in formazione. I contenuti del DDL (disegno di legge) annunciati sono profondamente ingiusti e vanno cambiati. Nei prossimi giorni saranno attivate forme di mobilitazione unitaria fino ad arrivare alla già programmata manifestazione dell’11 aprile a Roma.































