Niente ripercussioni partitiche per coloro che hanno firmato la sfiducia al governatore del Molise e che potrebbero andare fino in fondo votandola nel pomeriggio di oggi. E’ questa la linea definitiva del partito di Giorgia Meloni che ha dovuto affrontare la netta distanza che separa i componenti di Fratelli d’Italia dalla linea filo governativa dell’assessore Pallante. L’imprenditore edile prestato alla politica pare non abbia alcuna intenzione di seguire le posizioni dei suoi colleghi, Aida Romagnuolo e Michele Iorio, che sembra non abbiano intenzione di indietreggiare.
L’incontro via web aveva lasciato intendere, nel pomeriggio di ieri martedì 23 marzo, che l’assessore Pallante avesse convinto i vertici nazionali del partito della bontà della linea filogovernativa. A questa, secondo i bene informati, si opponeva la presa di posizione di Iorio e Romagnuolo, ma anche di tutto il partito regionale guidato da Filoteo Di Sandro. Che Fratelli d’Italia debba passare all’opposizione del governo Toma è ormai una costante nel dibattito interno. I coordinatori provinciali Costanzo Della Porta, Francesco Baccari, Luciano Paduano non nascondono il malcontento nei confronti della gestione della cosa pubblica da parte del governo Toma. Anche altri grandi elettori, vedi Massimiliano Scarabeo, non perde occasione per esprimere le sue posizioni apertamente sui social.
Della stessa linea sono anche i tesserati: da Venafro a Termoli passando per Campobasso, è davvero difficile trovare chi riesca a trovare positività in questi anni di governo regionale. Donato Toma non sembra più credibile come soggetto politico. Ha disatteso ai suoi impegni con gli elettori di centrodestra, ha disatteso agli accordi politici con il partito di Giorgia Meloni, ha disatteso agli impegni presi con i candidati del centrodestra che gli hanno consentito di occupare lo scranno più alto dell’ente regione. Ha disatteso mozioni da lui stesso votate. L’inaffidabilità politica del presidente della Giunta regionale non consente alcuna possibilità di trattativa. Se lui, Toma, oggi andasse in aula e urlasse ai quattro venti che ha intenzione di rimuovere i vertici Asrem e lavorare a Roma per avere un centro Covid a Larino, nessuno gli crederebbe.
Pallante avrebbe voluto l’assenso del partito sulle sue posizioni e, il fatto di non aver portato a Toma la testa di Iorio, pone l’assessore in difficoltà con tutto il resto della maggioranza. I consiglieri di questo fantomatico di centrodestra, che di centrodestra non ha nulla e che ormai si regge solo sulla caparbietà di Forza Italia che non vuole mollare la presa, sono alle prese con la scelta per il vice presidente del Consiglio.
UDC, Toma, Popolari per l’Italia hanno creato il fronte per Di Lucente nonostante ci sia sulla testa dell’ex sindaco di Vastogirardi la spada della ineleggibilità che i grillini tuttavia, fingono di non vedere e non sollevano in aula.
Forza Italia, dal canto suo, vorrebbe portare a casa un risultato: ottenere la vice presidenza del Consiglio per Armandino D’Egidio liberando il posto da segretario nell’Ufficio di Presidenza. Allo stesso tempo Roberto Di Baggio, l’unico a bocca asciutta dall’ultimo rimpasto di giunta, potrebbe avere il ruolo di capogruppo del partito.
Infine c’è la posizione di Orgoglio Molise che non vuole il sempreverde Di Lucente e potrebbe trovare un’intesa con i colleghi di Forza Italia. Ognuno di loro potrebbe essere l’undicesimo voto per mandare a casa il governo Toma e la sconfitta di Pallante nella linea di partito ha complicato la situazione nella ricerca di un equilibrio interno di ciò che è rimasto in questa maggioranza. Un equilibrio instabile dai primi mesi del 2018 basato sulla politica dell’isolamento. Dapprima con la strategia di Maurizio Tiberio, il suggeritore di Toma a 5mila euro al mese, oggi con l’ausilio del suggeritore Pallante che si contende la benevolenza del governatore con l’altro assessore Vincenzo Niro.
Davanti al Consiglio regionale le forze dell’ordine sono pronte ad intervenire. Venti poliziotti in assetto anti sommossa sono arrivati da Pescara e Napoli. Il che lascia intendere il clima di distanza sociale che separa questo governo con ol popolo sempre più sul filo di una crisi di nervi.

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