Salvata e rimessa in grado di parlare e camminare dal Neuromed, oggi Antonia Ocone ha lasciato l’Istituto clinico molisano per far ritorno a Paupisi, con il fratello Mario. Qualcosa di straordinario. Non si esagera dicendo che Antonia tornerà alla normale vita di una ragazza di 17 anni grazie alle cure e alla grande qualità delle prestazioni erogate dal Neuromed e grazie alla tempestività dei soccorsi dei carabinieri e dei sanitari del 118, che la ritrovarono vicino Campobasso in fin di vita, sotto il corpo del fratellino morto Cosimo, e fecero in modo che potessero portarla di corsa al Neuromed, dove fu operata d’urgenza e salvata dalla morte.
Restò in coma un mese nel reparto di Rianimazione, poi, quando si svegliò, le cure amorevoli di medici, infermieri e fisioterapisti, coordinati dalla primaria di Terapia Intensiva, Valeria Marinò, e dal direttore sanitario, Fulvio Aloy, fecero il resto. Dopo un paio di mesi e dopo aver riacquistato le forze, fu sottoposta ad un secondo intervento per la ricostruzione della scatola cranica. Erano gli inizi di gennaio. Oggi, 16 marzo, ha lasciato il Neuromed per far ritorno a Paupisi, in quella casa dove il 30 settembre dell’anno scorso si consumò la strage familiare, con Salvatore Ocone che a sassate sulla testa uccise la moglie, Elisa Polcino, e il figlioletto Cosimo di 15 anni. Colpì con ferocia anche Antonia, credendo di averla uccisa. Dopo, caricò i corpi dei due figli in macchina e andò verso il Molise, dove fu fermato e arrestato dai Carabinieri nelle vicinanze di Campobasso

Redazione

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