di Pietro Tonti

L’attuale governo regionale per i prossimi due anni, si gioca la rielezione del presidente Frattura e della sua giunta su l’unico argomento che interessa ai cittadini molisani: il lavoro.

Nonostante le rimostranze mediatiche, le scelte non condivise da larghe schiere della popolazione, le stigmatizzazioni su argomenti fondamentali e di primaria importanza quali la sanità, o la mancata riduzione delle indennità dei consiglieri regionali, l’argomento che mina l’esecutivo Frattura è solo e soltanto il problema occupazionale.

Sul tavolo verde le vertenze targate Gam, Ittierre, Zuccherificio e aziende piccole e medie; il rilancio dell’agricoltura e dell’edilizia pubblica infrastrutturale, segmenti che rappresentano l’estrema precarietà di una regione ridotta al lumicino per un’economia collassata che ha prodotto negli ultimi anni, la precarietà e la debacle gestionale per centinaia di famiglie ridotte sul lastrico.

Tra poco finiranno gli aiuti di Stato, le casse integrazioni e le mobilità, che in qualche modo hanno retto le finanze familiari, con stenti e mancanza di puntualità nell’onorare mutui, finanziamenti e bollette, dovendo fare scelte obbligate: fare la spesa o pagare le tasse.

Oramai non si possono procrastinare ulteriormente le scelte nei diversi ambiti di filiera, maggiori responsabili delle masse di lavoratori senza futuro.

Mentre la Ittierre se pur lentamente con Ikf si appresta ad un tiepido rilancio produttivo, lontano dagli sfarzi degli anni 90 e con una cinquantina di unità lavorative impegnate nel periodo di start up, con  le probabili cooperative legate all’indotto tessile che porteranno occupazione per circa 200 dipendenti, si aggiunge l’approdo di Missardi che offrirà altra linfa alla disperata provincia di Isernia alla canna del gas..

Sarà forse difficile risanare e dare speranza alla Gam e alle 300 famiglie in attesa del miracolo, in quanto vacillano con la crisi anche gli eventuali interessi di AIA. Cosa si cela nei nuovi piani è forse facile prevederlo, solo tamponare il periodo di magra per affrontare una vertenza tra le più dure degli ultimi anni, a cui nonostante la buona o cattiva volontà difficilmente vi sarà spazio per una filiera avicola che possa realmente sviluppare reddito e reggere le sorti delle vecchie maestranze. Comunque bisogna provarci, con dovizia di numeri e progetti sostenibili: permetteteci il pessimismo!

Stessa sorte per lo Zuccherificio del Molise, campagna ridotta per questa stagione, poi si vedrà, in un clima di sfiducia totale di bieticoltori e addetti ai lavori.

Intanto i 320 milioni di euro previsti dal Psr e dai Por sono solo sulla carta e fino al prossimo febbraio nulla si sbloccherà.  Quando realmente in base a progetti che ancora latitano, e a programmazioni allo stato embrionale, vi sarà la disponibilità economica, non è detto che queste ingenti somme possano essere utilizzate appieno, proprio per una programmazione ancora agli albori. Situazione forse peggiore per il riconoscimento dell’Area di crisi. Dopo gli entusiasmi mediatici della prima ora, bisognerà convincere le industrie. medie e piccoli imprese artigiane e commerciali ad investire nel Molise. In piena era post industriale programmare sviluppi industriali è chimerico, difficile  anche per il resto delle iniziative imprenditoriali, tenendo in considerazione che gli sgravi previsti dal Governo per le aree di crisi, rientreranno in un mix di contributi  tra fondi in conto capitale (fondo perso), crediti di imposta ed altri bonus per le assunzioni, non da destare facili entusiasmi con una fiscalità in cui lo Stato, con una mano aiuta le imprese e con l’altra le pone nella condizione di chiudere i battenti, in un tourn over massacrante. Ridare nuova linfa alle imprese esistenti e sull’orlo del fallimento, potrebbe voler significare offrire solo l’opportunità di una lenta agonia e aggravare il rischio di movimentazioni illecite truffaldine, alla si salvi chi può.

Altro argomento è la disponibilità dei fondi strutturali per i trasporti e le infrastrutture a cui hanno smesso forse di credere anche gli stessi amministratori regionali per questa legislatura. Le criticità delle aziende edili sono esasperanti, oltre 300 in Molise hanno chiuso i battenti e, anche quelle notoriamente più solide, non corrispondono gli stipendi ai dipendenti da mesi, si naviga a vista in attesa di un miracolo.

 

Situazione tutt’altro che facile da risolvere quindi, dove oltre ai proclami bisognerà scendere nella concretezza, quella di cui ha necessità la gente molisana per non continuare l’esodo già avviato dai giovani e seguito dai 40enni e 50enni negli ultimi due anni. Una gatta da pelare che potrebbe definitivamente minare la rielezione dell’attuale esecutivo regionale. Anche se guardando nel mare magnum di personaggi già navigati nella politica, al momento non spicca nessun leader capace di fare la differenza.

Tutto da verificare e da affrontare, se questa è una visione pessimistica, o definiamola estremamente realistica del futuro, ci auguriamo che per i molisani qualcosa di concreto si faccia nei prossimi due anni, non per chi sarà rieletto o meno, che a queste condizioni ai cittadini non può fregar di meno, ma solo per scongiurare il peggio.

 

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