Continuano senza sosta i controlli per il Superbonus 110 voluto dal governo nazionale con il Decfreto Rilancio per incentivare le ristrutturazioni abitative. Anche nell’isernino e Venafrano dopo numerose denunce di privati cittadini che si ritengono truffati, la Procura con l’ausilio della guardia di finanza (oppure genericamente forze dell’ordine) indaga su numerose pratiche bonus facciate, bonus 110%, sconto in fattura, sugli incentivi fiscali previsti per consentire ristrutturazioni edilizie con l’introduzione di tecnologie che rendano le abitazioni energeticamente più efficienti.
La truffa è dietro l’angolo. Le fiamme gialle indagano su imprese cartiere o fantasma e stanno acquisendo copiosa documentazione presso le sedi di vari comuni della provincia. I controlli hanno dato già i primi risultati.
Nel mirino delle forze dell’ordine una impresa venafrana di cui sono titolari due persone del luogo, un ex agricoltore e un “generalista” finiti sotto la lente per fatture afferenti lavori mai eseguiti o eseguiti non a norma.
Furbetti del Superbonus, cosa rischiano. Proprio le sanzioni – oltre alla decadenza del beneficio fiscale – rappresentano il rischio maggiore per i “furbetti”. Le multe previste variano dai 2 mila ai 15 mila euro per singola attestazione. Si rischia di sfociare nel reato che scatta quando si richiede il superbonus e non si effettuano i lavori che danno diritto all’agevolazione, quindi quando si fanno interventi diversi da quelli previsti per poterne beneficiare ovvero indicando in fattura un intervento che da diritto allo sconto, ma effettuandone poi, magari, uno completamente diverso.
In alcuni casi, poi, si potrebbe pensare di gonfiare i costi dei lavori compresi nel superbonus in modo da finanziarne anche altri che il superbonus non prevede.
Ultimo caso in cui si rischia il reato è quello di far fatturare i lavori, per la cessione del credito d’imposta, ad una impresa diversa da quella che ha effettuato i lavori. In questo caso, quindi, l’impresa che emette la fattura non ha effettivamente eseguito il lavoro.
In questi casi il reato si configura sia per chi richiede il bonus sia per l’imprenditore che dichiara il falso in fattura. Cosa si rischia?
In casi di fatture e documenti rilasciati per lavori non effettuati si configura reato di indebite compensazioni e di operazioni inesistenti. L’imprenditore, per emissioni di fatture inesistenti rischia il carcere da 4 ad 8 anni. Il contribuente, invece, incappa nel reato di dichiarazione falsa e concorso in emissione di false fatture.
Appare chiaro, quindi, che anche se appare invitante l’ipotesi di far rientrare nel superbonus lavori che non danno diritto allo sconto scrivendo il falso in fattura o di gonfiare i prezzi per far rientrare nello sconto anche altri lavori, il rischio che si corre è davvero alto, sia per chi emette fattura che per il contribuente che richiede l’accesso al bonus.





























