di Redazione
All’indomani delle sentenze del Tribunale di Campobasso, che hanno riconosciuto il diritto al risarcimento per Massimiliano Scarabeo e Filoteo Di Sandro, si riaccende lo scontro politico sulla vicenda della mancata surroga in Consiglio regionale. A intervenire è la consigliera del Partito Democratico Micaela Fanelli, che definisce quanto accaduto “una delle pagine più buie delle istituzioni regionali” e parla apertamente di “un vero e proprio golpe politico”. Al centro delle critiche c’è la legge regionale del 2020, approvata nel corso della legislatura, con cui fu eliminata l’incompatibilità tra assessore e consigliere. Una modifica che, di fatto, cancellò il meccanismo della surroga, impedendo l’ingresso dei primi dei non eletti e alterando gli equilibri dell’assemblea. Una scelta che oggi, alla luce delle pronunce del tribunale, espone la Regione a risarcimenti rilevanti. “Una manovra spregiudicata – attacca Fanelli – messa in campo da una maggioranza vacillante per blindare il potere in piena emergenza Covid-19” dove i giudici, però, avrebbero riconosciuto diverse violazioni, tra cui “il principio di irretroattività e il cambio delle regole del gioco a legislatura già avviata”. Nel mirino anche il metodo con cui la norma fu approvata. “Le modifiche sono state inserite nella legge di stabilità, in contrasto con l’articolo 122 della Costituzione italiana e con la normativa regionale, che impongono alla legge finanziaria di occuparsi esclusivamente di bilancio”, sottolinea Fanelli. “Si è tentato di sanare l’abuso con una finta norma di interpretazione autentica, con l’unico scopo di esautorare il Consiglio”. Per l’esponente dem, le sentenze segnano “il fallimento totale di quella strategia”, ma aprono anche un fronte delicato sul piano politico e finanziario. “La maggioranza di centrodestra ha usato le istituzioni per la propria sopravvivenza, esponendo la Regione a un lungo contenzioso e a un evidente danno erariale”. Il riferimento è ai risarcimenti già riconosciuti e alla possibilità che altri casi analoghi, ancora pendenti, possano far lievitare ulteriormente il conto. “Il costo di queste scelte non può ricadere sui cittadini – conclude Fanelli –. Non è più tollerabile l’impunità di fronte a violazioni che hanno conseguenze economiche così pesanti. È giusto che qualcuno paghi per gli errori commessi”. Una presa di posizione che riporta al centro del dibattito non solo la legittimità delle scelte legislative di quella fase, ma anche le responsabilità politiche di una vicenda che, a distanza di anni, presenta ora il conto.





























