Non si arresta, in Puglia, la rivolta degli attivisti No Tap, in gran parte elettori M5S, contro il via libera definitivo del Governo alla costruzione del gasdotto.
L’offensiva dei comitati No Tap è partita sui social, con la diffusione di alcuni video in cui militanti strappano le tessere elettorali, un modo palese per manifestare al M5S la propria intenzione di non dare più il proprio voto a chi non mantiene le promesse elettorali.
Dal Movimento No Tap arrivano anche richieste di dimissioni per il vicepremier Di Maio, la ministra Barbara Lezzi e i parlamentari pentastellati eletti in Salento. Di Maio parla di penali da 20 miliardi in caso di retromarcia sull’opera, ma tre parlamentari del Movimento e l’ex ministro Calenda lo smentiscono.




























