di Christian Ciarlante

Ieri mattina, mercoledì 30 gennaio, un detenuto ospite del penitenziario di via Cavour a Campobasso, ha tentato la fuga, ma è stato riacciuffato dagli agenti di polizia penitenziaria. Come tutti, ho avuto modo di visionare il video della cattura dell’evaso e, francamente, sono rimasto sorpreso dalla reazione a dir poco scomposta di uno degli agenti.

Capisco la tensione, l’adrenalina, la rabbia per quanto accaduto, ma estrarre la pistola e puntarla contro il fuggitivo, non è stata una bella pensata. Dalla pistola poteva partire accidentalmente un colpo, che avrebbe potuto, uccidere (ferire) il detenuto o uno dei colleghi durante la fase di cattura. E visto che il carcere è ubicato in una zona centrale, erano a rischio anche i cittadini. Ho letto critiche feroci contro l’agente che ha avuto una reazione eccessiva, ma prima di giudicare mettetevi nei suoi panni.

Fare l’agente di polizia penitenziaria non affatto semplice, avere a che fare ogni giorno con dei delinquenti, ti costringe a stare sempre in tensione ed è facile che i nervi saltino. L’agente ha sbagliato, non ha mantenuto il sangue freddo e, quasi certamente, riceverà un provvedimento disciplinare per la sua reazione. Ma sfido chiunque a mantenere la lucidità mentale in circostanze del genere. Inoltre, sembra che l’operatore intervenuto, sia stato colpito in precedenza dall’uomo datosi alla fuga. C’è chi ha sostenuto che il galeotto si era arreso e non costituiva più un pericolo, ma in quei momenti concitati può accadere di tutto.

La vita in carcere è dura, non solo per i detenuti, ma anche per gli agenti di polizia penitenziaria. In Italia ogni anno si parla delle condizioni dei carcerati, ma nessuno si preoccupa degli agenti, le prime e vere vittime dell’emergenza carceri. Ormai non si contano più le aggressioni contro i poliziotti penitenziari. Lavorare in queste condizioni è complicato. Cosa ha fatto lo Stato fino ad oggi per venire incontro ai suoi uomini e garantire loro condizioni umane e decenti sul lavoro? Quasi nulla. Ci si preoccupa di più delle condizioni in cui vivono i reclusi. Ma, forse, è arrivato il momento di rivedere il sistema carcerario a 360 gradi e costruire nuovi penitenziari per il bene di tutti.

Ultimamente nel carcere di Campobasso sono accaduti vari episodi che hanno destato grande allarme e, quello di ieri, è stato solo l’ultimo in ordine di tempo. Il capo del DAP, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, commenta così la vicenda: “Non sono ammissibili comportamenti del genere, nei confronti dell’agente saranno presi provvedimenti”.

Il segretario generale del SSP, Sindacato di Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo, “invita tutti a non farne un’occasione di attacco strumentale alla Polizia Penitenziaria ma a ricostruire esattamente i fatti mettendoli in guardia da non generare disinformazione e confusione perché ci sono ogni giorno uomini e donne in divisa che svolgono il proprio lavoro al servizio dello Stato con impegno, professionalità e a rischio di aggressioni e della incolumità personale”.

Fortunatamente la vicenda si è conclusa senza gravi conseguenze, ora, però, vendiamo di non far passare il delinquente per vittima, sarebbe il colmo!

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