Donato Toma e il suo gruppo politico hanno deciso la strategia che reputano vincente per le comunali di Isernia: tenere nascosto il governatore da questa competizione per non perdere voti. Lo sanno tutti che, politicamente, la presenza in pubblico di Toma sarebbe a dir poco sconveniente. Specie se accompagnato dal campobassano suo braccio destro Maurizio Tiberio già conosciuto pure a Isernia e passato alla ribalta mediatica per aver dato una testata ad un ragazzo che si era permesso di criticare per strada il presidente della Giunta.
Pare che gli isernini dei politici campobassani non ne vogliano proprio sentire parlare. Specie ora che il governatore Toma ha firmato un Pian Operativo Sanitario che è l’anticamera della chiusura dell’ospedale di Isernia. Intanto Forza Italia non può non organizzare un sostegno pubblico a favore del candidato in quota al loro partito: Gabriele Melogli.
L’importante è che non ci sia Toma sembra sia stato anche il suggerimento di Aldo Patriciello.
Si può organizzare mediaticamente tutto ciò che possa portare Melogli ad essere credibile quando, che negli incontri pubblici, afferma: io a Toma non lo vedo e non lo sento.
Ecco allora che, all’arrivo di Tajani a Isernia, mentre va in scena il siparietto che vede tra il pubblico solo gli addetti ai lavori, Toma/Tiberio visitano l’ospedale del SS. Rosario a Venafro, accompagnati dal sindaco della città.

Con tanto di foto sul profilo social della Regione Molise per partecipare la su distanza dalla competizione elettorale isernina e la sua lontananza dal candidato sindaco Melogli la cui figlia, Serena, ha ricevuto un incarico a Sviluppo Italia Molise proprio dal governo Toma nel 2019. A proposito, l’incarico dovrebbe scadere nel 2021. Chissà se verrà rinnovato.

Il diavolo fa le pentole ma dimentica i coperchi, recita un vecchio adagio. Ed ecco allora arrivare a Corso Marcelli di Isernia, verso le 13.30, il presidente Toma. Ed entra in un locale che si trova proprio tra la Cattedrale d’Isernia e il Palazzo San Francesco, il Comune: O Pizzaiuolo.

Ad attendere Toma, con Maurizio Tiberio e il suo portavoce Antonio D’Uva, ci sono Tajani, Annaelsa Tartaglione, Aldo Patriciello, Gabriele Melogli, Roberto Di Baggio, Armandino D’Egidio, Nicola Cavaliere. Tutti i presenti all’incontro pubblico di Tajani e arrivati nello stesso locale verso le 13 e accompagnati dalle segreterie dei regionali: il consigliere comunale di Campobasso nella segreteria di Cotugno, Mimmo Esposito con il suo collega il giornalista Domenico Bertone la cui sorella è candidata in FI a Isernia. Fa numero anche la segretaria di Armandino D’Egidio, Dolores Calandrella. E poi i collaboratori della parlamentare Tartaglione. Insomma, mancava solo il sindaco di Termoli Francesco Roberti che pure punta alla presidenza della Regione. Che scortesi.
Varcano la soglia del ristorante anche il candidato sindaco mancato Raimondo Fabrizio, il vicesindaco uscente braccio destro di Patriciello, Cesare Pietrangelo. Il portavoce di Toma entra ed esce nel giro di un minuto. Verso le 13.45 arriva anche Alfredo Ricci, il sindaco di Venafro e presidente della provincia di Isernia che strizza l’occhio alla Lega e che vuole tentare, si pure lui, la voltata alla presidenza della Regione Molise per il 2023. Pranza con Salvini e Tajani indifferentemente il primo cittadino di Venafro cresciuto al motto di “Chi me vattéja m’è cumpare”. Insomma, signori, va in scena la coalizione di Donato Toma, quella dove la supponenza, l’arroganza e i personalismi viaggiano al suono di “ a morte Fratelli d’Italia, a morte Michele Iorio”.
Sono le 14.15. Decidiamo anche noi di andare a pranzo ma vorremmo restare lì per chiedere ad ognuno dei presenti: cosa ne pensate della chiusura dell’emodinamica decisa da Toma e l’impossibilità per gli isernini di curare l’infarto all’ospedale Veneziale?
Ma abbiamo fame. E ci attovagliamo anche noi. Senza champagne e caviale.






























