Undici voti favorevoli (Pd e 5 Stelle per le opposizioni – Iorio e Aida Romagnuolo per Fratelli d’Italia – Filomena Calenda del gruppo misto) e dieci contrari. Sono questi i numeri che hanno visto andare sotto, ancora una volta, il governo Toma.
Stavolta il pomo della discordia è stata la mozione a firma del Pd: “Composizione Giunta regionale: parità di genere. Impegno del Presidente della Giunta Regionale”. In altre parole si chiedeva al Toma di impegnarsi a mettere una donna in Giunta. Perché il Molise è l’unica regione d’Italia a non rispettare la così detta quota rosa.
Toma, che già annusava aria di sconfitta in aula, annuncia il suo voto sfavorevole esordendo: “Non ho nessuna intenzione di commettere una illegittimità perché mi state chiedendo di applicare una regola non scritta nello Statuto con una mozione”.
Il riferimento è alla tipologia dell’atto e alla modalità di approvazione. Ma al di là degli aspetti tecnici, resta il dato politico: di tanto in tanto Toma non ha la maggioranza in aula. Donato Toma le prova tutte per tentare di non andare in votazione senza numeri: ricorda che lo Statuto attuale, che non prevede la quota rosa, è stato approvato in epoca Frattura con Facciolla vice presidente e Fanelli segretaria del principale partito, il Pd.
Si rivolge a Iorio dicendo che anche lui non aveva questa regola. Dimenticando, però Toma, che il governo Iorio rispettava la presenza femminile con la presenza di Angiolina Fusco Perrella oggi grande supporter di Donato Toma.
Prova a dire che se oggi dovesse, lui Toma, revocare un assessore con la motivazione del rispetto della parità di genere, l’assessore fuoriuscito farebbe ricorso. “Io non vivo di politica – pronuncia intrepido Toma – non vivo di ambiti politici” dimenticando forse tutti gli incarichi ricevuti negli anni proprio dalla politico come componente dei collegi dei revisori dei conti.
E chiude: “Voto no e poi farò gli atti conseguenti verso i partiti”. Non si è capito se fosse una “promessa” verso le componenti della maggioranza (Aida Romagnuolo e Filomena Calenda) nel tentativo di dissuadere una sola di loro ed evitare il capitombolo.
Sta di fatto che l’anticipazione delle azioni politiche del governatore non hanno prodotto il risultato sperato.
Toma va sotto e la mozione dell’opposizione viene approvata con 11 voti favorevoli e 10 contrari.
Inizia così il rientro in presenza degli esponenti di Palazzo D’Aimmo alle sedute consiliari.






























