l quadro riassunto in un rigo è il seguente: doppio incarico a Di Lucente, FI reclama spazio, Orgoglio Molise sbatte la porta. FDI seguirebbe in queste ore la linea dettata dall’assessore Pallant: o si evita di sfiduciare Toma o Iorio è fuori dal partito. Nuova riunione di maggioranza alle ore 17.
La nomina assessorile regalata alla consigliera battitore libero Filomena Calenda per farle ritirare la firma dalla mozione di sfiducia è il chiaro segnale che Donato Toma è legato alla poltrona da governatore più di quanto ogni conigliere regionale sia legato alla posizione conquistata nel 2018.
Toma, negli anni passati, ha fatto di tutto per mettere alla porta le due consigliere elette nelle Lega, Aida Romagnuolo e Mena Calenda. Non è un segreto per nessuno che di fronte alla cacciata delle due elette dal partito di Salvini, il governatore non ha mosso un dito per evitare di creare squilibri nella sua maggioranza già turbata dalle posizioni di Michele Iorio distanti anni luce dalle scelte del governatore .
La partita che si sta giocando in queste ore ruota tutta intorno all’ex presidente della Regione Molise. Iorio non ha mai nascosto le sue critiche al governo regionale dichiarando, troppo spesso, che “questo governo non rappresenta il centrodestra”. Non lo rappresenta per le scelte fatte andando contro a quanto dichiarato nel programma elettorale, vedi il no all’autostrada. Non rappresenta il centrodestra per le nomine fatte dal governatore che ha riconfermato, uno dopo l’altro, tutte le scelte fatte dal Pd di Frattura. A partire dal braccio destro di Frattura: Mariolga Mogavero. “Questo non è un governo d centrodestra” perché non ha mai coinvolto i partiti nelle scelte delicate riguardanti la Regione Molise.
E’ stata l’undicesima firma a mettere in crisi i già precari equilibri del governo Toma. E l’undicesima firma porta il nome di Michele Iorio. Nessuno in aula si aspettava la sottoscrizione della mozione di sfiducia presentata dai 5stelle. Non ci credeva il centrodestra. Non ci credeva il Pd. Sono rimasti di sale i 5stelle.
L’offerta fulminea dell’assessorato alla Calenda serviva per paralizzare l’azione di Iorio recuperando un numero necessario a salvare la sopravvivenza della legislatura. Ma ha creato altri squilibri, sia a Roma all’interno dei partiti. Ma anche in Regione, con la nomina del vice presidente del Consiglio.
Ad oggi, chiunque all’interno della maggioranza può essere l’undicesimo e la Calenda ha dimostrato che di fronte ad un’azione di forza, Toma regala qualunque cosa pur di continuare a giocare a fare il presidente.
Andrea Di Lucente. E’ questo il nominativo avanzato per ricoprire il doppio incarico. Ma lui, il consigliere dei Popolari per l’Italia, imputato per malversazione ai danni dello Stato per aver percepito indebitamente 150mila euro dalla Regione Molise a valere sui fondi europei, lui è già presidente della Prima Commissione consiliare. Quella che si occupa di leggi e bilanci. Il doppio incarico darebbe luogo alla doppia segreteria, e quindi a doppie assunzioni. La cosa piace poco ad altri che si vedono scavalcati dal braccio destro di Toma che è anche consigliere delegato alla digitalizzazione pur avendo interessi imprenditoriali nello stesso settore.
Non ci sta “Orgoglio Molise” che dopo aver ceduto spazio ai capricci di turno, come la vice presidenza del Consiglio proprio alla Calenda, ora vorrebbe vedersi riconosciuto l’appoggio incondizionato a Toma. Il capogruppo Gianluca Cefaratti, già presidente della IV Commissione, rivendica il ruolo di vice presidente. Anche perché se la doppia segreteria deve andare al già pluripremiato Di Lucente, tanto vale alzare il tiro. Perché nel governo Toma funziona così: chi sbatte la porta ottiene. E poi Orgoglio Molise ha già rinunciato ad un consigliere quando, lo scorso anno, sono stati sbattuti fuori dal consiglio i supplenti.
Anche Forza Italia reclama crediti con Toma. La fuoriuscita di Roberto Di Baggio dall’ultimo rimpasto di Giunta ha creato debiti anche con il partito diretto da Annaelsa Tartaglione. Una soluzione ci sarebbe: la vice presidenza del Consiglio ad Armandino D’Egidio, liberando così il posto della segreteria nell’Ufficio di Presidenza che potrebbe andare a qualche altro. Tipo a Cefaratti.
Infine c’è la posizione di Fratelli d’Italia divisa tra la linea filo tomiana dell’assessore Quintino Pallante e l’opposizione “costruttiva” dell’ex presidente Iorio che si vede, dal 2018, rifiutate tutte le proposte per la soluzione dei problemi dei molisani senza volere in cambio alcuna nomina, né alla destra né alla sinistra di Toma. Sembra che il partito a livello nazionale sia più preoccupato di giustificare la sfiducia dei consiglieri Iorio e Aida Romagnuolo agli occhi di Forza Italia piuttosto che tutelare i cittadini molisani. Secondo indiscrezioni si starebbe valutando a Roma la cacciata di Iorio dal partito di Giorgia Meloni che seguirebbe la linea del solo Quintino Pallante. Persino il coordinatore Filoteo Di Sandro non pare soddisfatto di questa posizione politica. Chi vive il territorio sa bene che stare con Toma vuol dire suicidarsi da un punto di politico. Ma i bene informati raccontano di un Michele Iorio che non avrebbe alcuna intenzione di fare un passo indietro sul voto di mercoledì 24 marzo. Ed una eventuale fuoriuscita dell’ex presidente dal partito aprirebbe una emorragia che né la Meloni né altri sarebbero in grado di fermare.
I giochi sono ancora aperti. Toma e i suoi si rivedono alle ore 17 quando Pallante porterà in maggioranza i risultati del lavoro svolto a Fratelli d’Italia che, in un batter di ciglia, tornerà al 3% ma salverà il posto di assessore al costo di 12.500 euro al mese e 450 molisani morti per la cattiva gestione Covid.































