Non si placa lo scontro in atto tra il capogruppo di minoranza Alfonso Cantone e il sindaco Antonio Sorbo. Il consigliere è tornato dunque alla carica replicando al primo cittadino. Anzitutto, Cantone ha premesso che «nel rispondere al suo vociare sarò molto attento a non scendere al suo livello».
Quindi, in ossequio al «mio stile di vita e in accordo con la mia educazione politica e culturale che disdegna cattiverie, arroganza e rancorosità che rilevo invece nei suoi atteggiamenti e/o interventi, spiegherò il mio punto di vista».
Secondo il capogruppo di opposizione, non è affatto paradossale che lo stesso abbia avuto da ridire sul resoconto dei 4 anni di amministrazione poiché «io amo la comunità venafrana e il mio impegno politico e sociale è proteso verso il bene comune. Mi chiedo, anzi, se lui ama davvero la comunità venafrana…».
All’accusa poi di non aver dato alcun contributo in seno al Consiglio in questa legislatura, Cantone scatta e replica: «Davvero non ricorda l’episodio di Marcello Cuzzone che a mezzo stampa avanzò la proposta (che era anche la sua perché Cuzzone era ed è capogruppo della sua maggioranza) di ridurre le indennità della giunta per destinare il risparmio ai meno abbienti? Ricorda bene che appoggiai con convinzione la proposta stilando personalmente la mozione-delibera di attuazione. Risultato?
La maggioranza la bocciò, tutta bella unita con il voto contrario finanche di Cuzzone che ne era stato il promotore. Ed io sarei paradossale? Davvero poi il sindaco non ricorda il suo cambio di atteggiamento, questo sì paradossale, rispetto alle “quote rosa”: dai banchi dell’opposizione dell’epoca propose addirittura ricorso al Tar per il mancato rispetto delle cosiddette quote rosa in Provincia, una volta diventato sindaco, però, ha dimenticato il rispetto delle donne violando le disposizioni sul numero minimo di presenze femminili in giunta?! Ed io sarei paradossale?
Potrei continuare all’infinito, ma vorrei chiedergli davvero: possibile che non ricorda l’inconcludenza e il paradosso di aver fatto un raffronto con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris a proposito della sua gravissima situazione processuale? Ha avuto la sfrontatezza di fare un paragone fra la sua situazione e quella di De Magistris, il quale però non ha esitato, a differenza sua, a sottoporsi all’iter processuale mentre lui (certamente rispettando le regole) ha finora di fatto eluso ogni confronto con il magistrato».
Cantone ha dunque auspicato «amichevolmente che il sindaco ne esca indenne sul piano morale e ovviamente processuale. Ma non deve scandalizzarsi se chiedo le sue dimissioni perché, ricordo, lui le chiese a gran voce per un amministratore dell’epoca, ovvero l’assessore Giacomo Zullo, che era incappato in una vicenda giudiziaria peraltro extra ruolo comunale. Non valeva per quest’ultimo il terzo grado di giudizio che ora invoca per la sua posizione?».
Stando così le cose, il capogruppo di opposizione rincara la dose e torna a chiedere al sindaco di «non perdere altro tempo, prenda il fascicolo del processo e venga a riferire al Consiglio, ricordando anche che è stato promotore di una delibera (votata all’unanimità nella scorsa legislatura) nella quale si prevedeva la costituzione in giudizio del Comune in ogni procedimento penale che lo vedesse coinvolto. Questa volta, però, evidentemente lo ha dimenticato».
Infine, Cantone ha inteso precisare il senso della metafora su «peso e misura» che non riguardano «i voti e le preferenze che ognuno di noi ha l’onore di ricevere, del resto in 15 anni mai si è confrontato con le preferenze comunali: il peso e la misura di cui parlavo sono riferite alle soluzioni e/o promesse – disattesi – che ha sbandierato per 15 anni e a cui purtroppo i venafrani hanno creduto…».






























