di Giovanni Minicozzi

Lo storico isolamento del Molise ha prodotto nel corso degli anni un marcato arretramento delle condizioni economiche, produttive e sociali di una terra destinata a scomparire qualora la classe politica continuasse ad  ignorare le gravi emergenze che persistono da diversi decenni. Negli anni settanta si tentò di uscire dell’isolamento attraverso la realizzazione delle fondovalli ma l’inesorabile trascorrere del tempo ha reso i collegamenti sempre più precari con gravi ripercussioni sulla mobilità delle persone e, soprattutto,  delle merci.

Oggi il Molise presenta una viabilità da terzo mondo sia per i collegamenti interregionali sia per quelli interni. Dopo aver cancellato la realizzazione dell’autostrada, ad opera della giunta Frattura, da qualche anno l’attenzione si è concentrata sulla famosa quattro corsie S. Vittore Termoli e sulla “sistemazione” delle strade interne.

Fin dall’anno di grazia 2018 con l’insediamento del governo Toma  l’assessore alle infrastrutture Vincenzo Niro raccontava che l’Anas e il ministero avevano raccolto l’idea ed erano disponibili a finanziare l’opera. A dire il vero la quattro corsie era scritta a caratteri cubitali anche nelle dichiarazioni programmatiche presentate da Donato Toma prima nel corso della campagna elettorale e poi nell’aula Istituzionale del consiglio regionale.

Orbene, sono trascorsi tre anni ma della Termoli S.Vittore non esiste traccia e non esiste neanche una bozza progettuale, o quanto meno non esiste  al ministero delle infrastrutture. Soprattutto non esiste traccia nell’elenco delle opere da finanziare con i 230 miliardi di euro messi a disposizione dell’Italia dall’Unione Europea.

Stando così i fatti  verosimilmente  il Molise resterà tagliato fuori dagli investimenti infrastrutturali che, invece, interesseranno tutte le altre regioni del mezzogiorno. Inutile sottolineare che sarà problematico inserirci nel  famoso “corridoio Adriatico” che favorirà il trasferimento delle merci verso  il Nord Italia e verso l’Europa.

Appare evidente che tale isolamento non favorirà l’ampliamento della base produttiva necessaria per incrementare l’occupazione e per frenare lo spopolamento. Peraltro nella distribuzione delle risorse europee il governo Draghi ha previsto il “minimo sindacale” destinato alle regioni escluse dalle opere importanti. Si tratta di pochi milioni di euro che, conoscendo l’attuale classe politica regionale, verranno inevitabilmente utilizzati per clientelismo elettorale.

Dunque se fino a pochi anni fa’ il Molise rappresentava il nord del sud dopo gli interventi strategici che verranno realizzati nelle altre regioni diventeremo il Sud del Sud, ovvero l’Africa d’Italia.

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