di Redazione

Rocco e Massimiliano Di Vito risultano tra gli indagati nell’inchiesta che ha portato al sequestro della Villa Comunale di Cassino. Al centro degli accertamenti la natura e la provenienza dei materiali utilizzati nel cantiere. La Abiter Srl, società con sede a Venafro, entra nella ricostruzione investigativa per la presunta movimentazione dei materiali e per il collegamento con una cava di Sesto Campano.

L’11 giugno 2026 i Carabinieri Forestali del Gruppo di Frosinone, insieme ai NOE di Roma e Latina, hanno eseguito il sequestro preventivo della Villa Comunale di Cassino. Il provvedimento, disposto dal Gip del Tribunale di Cassino nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura Europea, riguarda i lavori di riqualificazione dell’area finanziati con fondi PNRR.

Secondo l’ipotesi accusatoria, nel parco sarebbe stato utilizzato del terreno non conforme, quindi diverso da quello previsto dal progetto. Gli investigatori contestano la presenza di circa 6.886 metri cubi di materiale che, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbe avuto natura di rifiuto derivante dalla lavorazione di materiali da demolizione e costruzione e quindi l’insussistenza dei requisiti necessari per tale qualificazione.

È in questo contesto che compare la Abiter Srl, società con sede a Venafro, e la posizione di Rocco e Massimiliano Di Vito, indicati tra gli indagati nel procedimento.

La loro posizione, secondo quanto riportato, in particolare anche dalla stampa ciociara, sulla base degli atti dell’inchiesta, sarebbe collegata al ruolo attribuito alla società nella filiera dei materiali. Un punto, però, deve essere chiarito subito: Abiter non risulta l’impresa aggiudicataria dei lavori della Villa Comunale.

Dagli atti del Comune di Cassino risulta infatti che l’appalto era stato aggiudicato al Consorzio Acqua e Ambiente, che aveva indicato come consorziata esecutrice la Minotti Lavori Srl.

La presenza della Abiter nella vicenda va quindi ricercata, secondo la ricostruzione investigativa, non nell’affidamento dell’opera ma nella gestione e movimentazione dei materiali. È soprattutto il collegamento con una cava di Sesto Campano a rappresentare uno degli elementi da chiarire.

Secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa sulla base degli atti dell’inchiesta, una parte dei materiali oggetto degli accertamenti sarebbe transitata attraverso la Abiter e sarebbe stata collegata alla cava riconducibile alla società. La stessa ricostruzione riferisce inoltre che circa 3.200 metri cubi di materiale sarebbero stati trasferiti dalla Villa Comunale alla cava nel corso delle operazioni di rimozione.

È un passaggio particolarmente delicato perché, se confermato dagli accertamenti, consentirebbe di ricostruire una parte della filiera dei materiali contestati. Ma proprio su questo punto è necessaria cautela: il trasferimento e le modalità con cui sarebbe avvenuto sono oggetto degli accertamenti dell’inchiesta e non possono essere presentati come responsabilità definitivamente accertate della società o dei suoi amministratori.

La questione relativa al materiale utilizzato nella Villa era emersa già durante l’esecuzione dei lavori. Dalla documentazione del Comune risulta infatti che nel 2025 la fornitura e la posa del terreno vegetale non erano state contabilizzate in attesa delle verifiche sulla rispondenza del materiale alle previsioni progettuali, comprese le necessarie prove chimico-fisiche.

È un elemento che assume rilievo nella ricostruzione della vicenda, perché dimostra che la conformità del materiale era già oggetto di verifica prima del sequestro. Successivamente, gli accertamenti investigativi hanno portato alla contestazione sulla natura del materiale presente nell’area e quindi al provvedimento di sequestro.

Il punto centrale, dunque, non è l’aggiudicazione dei lavori della Villa, ma il ruolo che la Abiter avrebbe avuto nella filiera dei materiali.

Secondo la ricostruzione investigativa riportata dalla stampa ciociara, gli inquirenti stanno esaminando i rapporti tra le diverse imprese coinvolte, la provenienza dei materiali, la loro qualificazione documentale, le modalità di movimentazione e il successivo trasferimento del materiale rimosso dal cantiere.

È in questo quadro che vengono collocati Rocco e Massimiliano Di Vito. Allo stato delle informazioni pubblicamente disponibili, tuttavia, non è possibile affermare che i due abbiano personalmente effettuato attività di smaltimento, né attribuire loro la responsabilità dell’intera gestione dei materiali contestati.

La loro posizione è quella di soggetti indagati, chiamati a rispondere nell’ambito di un procedimento nel quale le ipotesi formulate dagli inquirenti dovranno essere sottoposte agli accertamenti e alle successive valutazioni dell’autorità giudiziaria.

Il nodo della vicenda è quindi la ricostruzione della filiera. Da dove proveniva il materiale? Chi lo ha fornito? Con quale documentazione è stato trasportato? Quale rapporto esisteva tra le imprese coinvolte? E quale ruolo avrebbe avuto la Abiter nel passaggio attraverso la cava di Sesto Campano?

Sono queste le domande alle quali gli accertamenti dovranno dare una risposta. L’incidente probatorio e gli ulteriori accertamenti tecnici dovranno contribuire a stabilire la natura dei materiali, la loro provenienza e le modalità della loro movimentazione. Nel frattempo, a luglio, una parte della Villa Comunale non soggetta ad intervento è stata dissequestrata e riaperta al pubblico, mentre altre aree sono rimaste sottoposte al provvedimento cautelare.

La vicenda giudiziaria resta quindi aperta. Per i Di Vito, il punto da chiarire è il ruolo effettivamente svolto dalla Abiter nella filiera dei materiali e se le ipotesi investigative formulate nei loro confronti troveranno conferma negli accertamenti.

Fino a quel momento, l’iscrizione nel registro degli indagati non può essere considerata un’affermazione di responsabilità: eventuali responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.

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