Siamo messi male, davvero male, lo sanno quei giovani che guardano il Molise oramai da lontano sugli articoli dei quotidiani on –line, da tempo fuggiti all’estero per lavorare.
Lo ha appurato a proprie spese la popolazione molisana che ogni giorno lotta per cercare di restare in questa regione.
Abbiamo una classe dirigente litigiosa, inconcludente, con i partiti politici sia a destra che a sinistra polemici e incapaci di aggregare.
In questo mare magnum di negatività si naviga a vista per sopravvivere con i disagi del quotidiano. Da cosa dipende questo modus operandi, definiamolo eufemisticamente bizzarro, senza alcun dubbio deprecabile di chi ci amministra o ambisce a farlo nel futuro?
Quello che dovrebbe essere un reciproco, univoco pensiero, la costante per lo sviluppo, finalizzato al bene del Molise e dei molisani, viene surclassato dai personalismi dell’uno contro l’altro dei politici e dei partiti che non interessano minimamente ai cittadini, oramai alla canna del gas.
Si continua imperterriti a battagliare su temi banali facendo ostracismo politico, evitando di risolvere i problemi reali, a cui anche un bambino troverebbe la soluzione immediatamente.
Tutti chiusi nel recinto del proprio piccolo feudo elettorale, in attesa che gli elettori possano premiarli ancora, di nuovo rieleggerli, nonostante l’incapacità sistemica di trovare soluzioni futuribili per uscire dal pantano cementificato in cui siamo precipitati.
Venghino signori venghino nel circo Molise.
Ma quali sono gli intenti di chi ci amministra e di quelli che vorrebbero ancora farlo?
Nei 13 punti che seguono, la classifica delle principali promesse, problematiche e prese per i fondelli che ci riguardano molto da vicino, mai risolte, per incapacità o volontà, questo lasciamo a voi lettori le considerazioni, ma sicuramente si tratta di sfavorevoli condizioni che limitano fortemente la nostra vita quotidiana in questa terra:
Ambire a rivestire ruoli di potere politico e ammnistrativo e dal giorno seguente, senza badare alle vere problematiche della gente, iniziare la campagna elettorale finalizzata ad essere rieletti tra cinque anni, promettendo mari e monti e garantire un gelato al limone, sciolto al sole di luglio.
Parlare di ripresa quando è noto che le famiglie non arrivano alla seconda settimana e non vi è speranza di uscire dal tunnel.
Parlare di lavoro per tutti, quando le industrie sono fallite con le principali filiere e la gente fugge all’estero.
Essere sempre presenti sui mass media attraverso i comunicati stampa per diffondere informazioni ottimistiche, sapendo che stiamo affondando, con un macigno legato alle caviglie.
Stabilire misure economiche da elargire a pioggia, sapendo che non cambierà nulla e quelli che prenderanno i 4 soldi, si indebiteranno con le banche dal primo giorno.
Parlare di ottimizzazione della sanità regionale, pur sapendo del disastro in atto, ad ogni sintomo il rischio di morire al pronto soccorso, pur sapendo che non si riescono a garantire più i livelli essenziali di assistenza.
Essere la guida di una regione contando a livello politico nazionale come una pagliuzza in un fienile.
Farsi in quattro per far giungere finti profughi e non esprimersi, non limitando il degrado che portano, ignorando i disagi e le malattie, alimentando le speculazioni di chi ha come unico intento la diaria dello Stato per fare business.
Blaterare di promesse di nuovi treni, di nuovi servizi e garantire solo i fermi quotidiani delle locomotive con ritardi biblici alle stazioni e passeggeri esanimi ad ogni viaggio.
Convincere la gente che si sta provvedendo alle Infrastrutture viarie colabrodo a cui non si riesce a garantire nemmeno l’ordinaria amministrazione; percorrere 20 chilometri con l’auto sulle strade comunali e rischiare di portarla in demolizione, ai dissesti e alle innumerevoli frane si risponde con la segnaletica di pericolo e null’altro.
Discutere animatamente della caccia e della protezione scellerata della fauna, la crescita spropositata dei cinghiali pronti a tagliare la strada alle auto in mandria ad ogni curva; la distruzione sistematica di ogni coltura agricola regionale al loro passaggio. E la politica in bilico per non decidere mai, se a sparare ai suinidi devono essere i killer delle forze dell’ordine o i cacciatori.
Parlare di sviluppo turistico in ogni occasione e in ogni convegno e non avere un euro da spendere nel marketing territoriale.
Il ritorno al medioevo con la concorrenza dei lupi nei boschi moltiplicati senza controllo che sbranano mucche, pecore e giovani puledri, pari solo all’avida bramosia di affermazione dei politicanti di turno, pronti a famelici pasti lucrando ancora una volta sulle disgrazie dei molisani.