Sul “Corriere della Sera” di oggi c’è un articolo, molto interessante, di Federico Fubini che vale la pena leggere per comprendere meglio la grande competizione europea per selezionare — non impedire — l’afflusso di stranieri in Italia. Il giornalista che ha firmato l’articolo non è un pericoloso populista di destra che ha smarrito la bussola, ma una persona intelligente e preparata che ha colpito nel segno mettendo in luce un aspetto del fenomeno migranti che ai più è sconosciuto. Fubini è vicedirettore del Corriere della Sera.
Riportiamo un estratto dell’articolo che potete leggere nella versione integrale cliccando su: http://roma.corriere.it/politica/cards/ecco-vera-emergenza-italiana-migranti-meno-istruiti-d-europa/numero-percepito-numero-reale_principale.shtml
<<In nessun angolo d’Europa gli elettori hanno fretta di accogliere rifugiati di cui non è chiaro il diritto all’asilo, lo stato di salute e spesso neppure il Paese d’origine. Dietro le frasi sprezzanti e le omissioni potrebbe però esserci anche altro: una gara. La grande competizione europea per selezionare — non impedire — l’afflusso di stranieri. Si cercano strategie per lasciare ad altri i meno preparati e meno produttivi, sperando di scremare per sé i migliori e più istruiti.
I nostri sono sempre meno qualificati, meno istruiti e meno produttivi, mentre nel resto dell’Unione europea è in corso una trasformazione in direzione opposta. L’Italia in effetti spicca perché registra la più alta quota di stranieri con al massimo la licenzia media (e spesso molto meno di quella): queste persone compongono il 47% della popolazione residente nata all’estero, mentre in Francia e Germania sono un terzo. (Studio dell’agenzia europea Eurostat su come cambiano i migranti e rifugiati in Italia rispetto a quelli negli altri Paesi)
Il 47% non ha fatto le superiori
Spesso il livello di qualifiche degli immigrati è vicino a quello dei cittadini di un Paese, in media, perché ogni economia attrae persone compatibili al proprio modello. E l’Italia ha da sempre pochi laureati, sia nati qui che all’estero. Ma in questi anni inizia ad accadere qualcosa di nuovo e di diverso: mentre il livello di istruzione degli italiani sta lentamente crescendo, quello degli stranieri residenti cala rapidamente. Nel complesso l’apporto degli immigrati al potenziale di crescita del Paese è dunque minore, in confronto al passato recente. Se nell’Italia del 2017 vivessero stranieri con qualifiche pari a quelle registrate anche solo nel 2009, oggi avremmo 120 mila persone in più con un diploma delle superiori e 100 mila persone in meno che, al meglio, hanno raggiunto la licenza media o magari non hanno finito la primaria. Questa caduta nell’istruzione dei residenti stranieri si spiega anche con gli sbarchi. I richiedenti asilo sono in gran parte privi di istruzione, dunque in prospettiva poco produttivi, e rappresentano esattamente il tipo di persone che gli altri governi europei preferiscono confinare in Italia. È quanto suggeriscono i dati di Eurostat sul titolo di studio degli immigrati da Paesi extra-europei: la quota di stranieri con al massimo la licenza media si è impennata del 3% (al 53%!) negli ultimi tre anni, mentre nel resto Europa si affermano le tendenze opposte. Negli ultimi anni la quota di persone senza istruzione nate all’estero è scesa del 5% nell’Ue, mentre quella di diplomati e laureati è salita.
I nostri laureati in fuga
Negli anni, gli sbarchi minacciano dunque di contribuire ad abbassare il contenuto medio di conoscenza e il potenziale di produttività e crescita del lavoro in Italia. Rischiamo di diventare sempre meno qualificati, nel complesso. E sarebbe un guaio perché — secondo la Commissione Ue — già oggi il livello di istruzione degli italiani stessi è poco compatibile con la complessità di un’economia avanzata. Aiuterebbe molto uno sforzo nazionale per migliorare l’accesso alla scuola, e c’è spazio per farlo. Persino fra i giovani, ancora nel 2016 l’Italia presenta la percentuale di laureati più bassa dell’Unione Europea: appena il 25% di chi ha fra 25 e 34 anni.
Conta anche il fatto che un quarto di coloro che ogni anno lasciano il Paese in cerca di lavoro all’estero siano laureati, e potrebbe trattarsi di un numero più alto dei centomila emigranti in totale ufficialmente contati dall’Istat: molti non emergono nelle statistiche perché non cancellano la residenza d’origine (infatti Germania e Gran Bretagna, prime destinazioni degli italiani, registrano dall’Italia ogni anno il quadruplo degli arrivi che invece risultano all’Istat). Così il Paese è stretto da forze pericolose: in parte assecondate senza alcuna innocenza dal resto d’Europa, in parte generate e alimentate al proprio interno. È in gioco il futuro. E per il prossimo governo, un programma di legislatura>>.






























