E’ arrivato puntale come il treno swing Campobasso-Roma, l’ultimo intervento in materia di riorganizzazione sanitaria regionale del segretario del PD locale Alfredo Puntillo che ha deciso, motu proprio, di puntare il dito contro il Sindaco di Larino Vincenzo Notarangelo per non aver fatto nulla per contrastare la riorganizzazione sanitaria che ha penalizzato principalmente l’ospedale Vietri.
Seppure il fallimento della politica di negoziazione portata avanti da Notarangelo fin da subito è sotto gli occhi di tutti e i risultati tanto sbandierati sono veramente esigui tanto da apparire risibili rispetto al massiccio smantellamento subito dal Vietri, il più ridimensionato tra tutti gli ospedali come previsto dal piano di riorganizzazione sanitaria approntato da Frattura e approvato dal Governo, il segretario del PD preferendo prendersela con il Sindaco ha volutamente evitato di ricordare le responsabilità che risiedono anche in coloro i quali hanno sostenuto e continuano a partecipare all’amministrazione guidata da Notarangelo.
Lo sa Puntillo che votano in Consiglio comunale ben tre membri del PD, tra i quali due occupano anche il posto in giunta, il vicesindaco D’Ermes e l’assessore Palmieri oltretutto fregiato dell’insignificante delega alla sanità? Costoro non hanno mai avversato, in consiglio, con le espressioni di voto, l’operato di Notarangelo. Non dovrebbero suscitare soltanto rabbia ed indignazione le visite guidate di pezzi di PD presso quello che era un ospedale?
Nel corso di quattro anni di amministrazione della fabbrica delle idee, quale è stato il ruolo del PD locale se non quello di rimanere silente ed accettare la linea portata avanti dal comitato provietri e pedissequamente eseguita da Notarangelo e dalla sua amministrazione?
Eppure non si sono registrati interventi nel corso di un lasso così lungo di tempo di Puntillo, neppure in qualità di operatore sanitario e dirigente medico, quando l’ospedale di Larino subiva l’ennesimo smembramento dei reparti che lo contraddistinguevano nel panorama dell’offerta sanitaria regionale. Solo a ridosso del rinnovo della segreteria del PD, pur di prendere uno slancio, si è reso necessario intervenire sulla tematica più calda qual è quella della sanità pubblica?
Quando mai il PD locale ha deciso di palesare lo sprezzo per la riorganizzazione sanitaria disposta dal commissario Frattura? Quando mai un solo rappresentante del PD locale ha avuto la forza e il coraggio di battere i pugni sui tavoli politici, onde ottenere almeno la permanenza del pronto soccorso e la garanzia di cure essenziali?
Le responsabilità del declassamento dell’ospedale di Larino a una delle diverse “case della salute” che verranno dislocate sul territorio saranno sicuramente da ricondurre a chi la riorganizzazione sanitaria l’ha subita senza essere preso neppure in considerazione, senza potervi opporre resistenza se non nelle estreme ma opportune sedi giudiziarie ma non è forse vero che in via principale vanno ricondotte alla volontà di quanti hanno deciso di distribuire la spesa sanitaria regionale e perciò pubblica finanziando per il 40% di essa le strutture private che erogheranno prestazioni sanitarie che saranno pure di qualità ma continuano a sovrapporsi all’offerta sanitaria pubblica rappresentando così una doppia spesa che grava sulle tasche dei cittadini.
Non una sola parola su quella che dovrebbe essere la strada da intraprendere. Polemica e sterile critica che non edifica nulla. Nessuno si è soffermato su quella che sembra essere molto di più di un’ipotesi ovvero la realizzazione di una struttura sanitaria nuova di zecca nella zona costiera abruzzese, tra San Salvo e Vasto, un’ottima opportunità per la regione Abruzzo di offrire assistenza e cure ad una zona di territorio a cui l’ospedale di Termoli da solo non riesce più a far fronte.
Quanto durerà l’equilibrio di spesa approvato anche dal Governo se nel giro di un quinquennio l’emigrazione sanitaria si immagina cresca a dismisura con il funzionamento di un nuovo grande ospedale in una delle zone limitrofe e più facilmente raggiungibile per la parte più popolosa della regione?
Evidentemente però a Larino è meglio concentrarsi sulle diatribe da masseria prima di concludere che neppure stavolta coloro i quali rappresentano i gruppi politici di cui è certa la partecipazione alle prossime elezioni regionali, saranno in grado di realizzare quella sintesi necessaria, permettendo così alla popolazione larinese di non avere, per altri cinque anni, un rappresentante in Consiglio regionale.
L’esempio ispirato da Notarangelo e Puntillo è solo un’ennesima dimostrazione di cosa impegna e produce la politica fatta di esperienza e capacità che certi personaggi millantano che oltre ad assicurare il solito impietoso spettacolo a ridosso degli appuntamenti elettorali non riesce ad andare, avendo smarrito ormai ogni contatto con le persone, e al quale purtroppo i cittadini devono assistere mentre Larino, una delle città ancora di riferimento nel panorama regionale, rimane sempre più isolata e abbandonata a se stessa.






























