Riceviamo e pubblichiamo
Ieri mattina durante l’incontro in Provincia abbiamo constatato ancora una volta il grande divario di opinioni sul tema della sicurezza degli edifici scolastici. Il punto, però, è che le opinioni, ai fini della sicurezza, non contano.
Contano invece i documenti ufficiali, i progetti, le perizie e le valutazioni redatte a norma di legge, come pura conta, e molto, la sentenza della Cassazione n.190 del 14/11/2017, sbrigativamente liquidata come superata dalla nuova norma sull’edilizia, entrata in vigore a marzo di quest’anno.
La suprema Corte, in sostanza, stabilisce un principio inderogabile, senza nessuna scusante né margine di interpretazione: gli edifici che non prevedono il valore previsto dalla legge (indice 1) devono essere chiusi.
Al contrario nessuna norma prevede che l’indice di vulnerabilità 0,6 sia sufficiente per gli edifici scolastici, stabilendo invece che tale indice sia calcolato sulla base di dati specifici per ogni edificio esistente alla data di entrata in vigore della norma e che derivi da un procedimento di Valutazione della sicurezza che la Provincia ancora non ha disposto.
Per quanto è a nostra conoscenza, oggi i fatti sono questi:
– La Provincia ha dichiarato per il Fermi un indice di vulnerabilità pari a 0,52, tanto che ha iniziato l’iter per l’adeguamento sismico;
– La Provincia ha dichiarato per il Manuppella un indice di vulnerabilità pari a 0,56, tanto che, da dichiarazioni del Presidente Coia, è stato richiesto un finanziamento di 70mila euro per uno studio di vulnerabilità e per presentare il progetto di adeguamento dell’edificio;
– già a dicembre 2016 furono posti dei quesiti precisi alla Provincia, sulla base di documenti dalla stessa rilasciati, e nessuna risposta è fino ad oggi arrivata.
– Abbiamo anche depositato ulteriori richieste di documentazione relative a tutti gli Istituti della Provincia e sollecitato le risposte mai arrivate alle domande proposte a dicembre 2017 sulla sicurezza del Fermi.
La preoccupazione dunque è legittima e deriva proprio dalla combinazione di mancate risposte e dai pochi fatti certi che conosciamo. E non dipende certamente da noi.
In questa situazione di incertezza, l’unica ipotesi possibile è chiudere gli edifici a rischio e cercare velocemente soluzioni alternative, accedendo a tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione, anche con il sacrificio della popolazione scolastica, purché limitato nel tempo e finalizzato ad una sistemazione stabile ed adeguata.
Il Comitato Scuole Sicure per Isernia
La Consulta Provinciale degli Studenti






























