di Ylenia Scarabeo
Sale il clima di tensione tra Stati Uniti ed Europa sul fronte commerciale a causa della web tax che colpisce le grandi multinazionali americane.
Steven Mnuchin, segretario al Tesoro americano, definisce una ‘digital tax’ come “discriminatoria per sua natura e la tassazione internazionale è complicata. Se si vuole imporre una tassa sulle nostre società, allora prenderemo in considerazione le tasse sulle case automobilistiche”.
Il presidente Trump, a riguardo, comincia a parlare di imposizione di tariffe del 25% sulle auto del Vecchio Continente, se Washington e Bruxelles non raggiungeranno un accordo complessivo sul commercio.
“Fare un accordo con l’Unione europea- ha spiegato a Fox Business News- è più difficile che farlo con chiunque altro. Hanno approfittato del nostro Paese per molti anni. Tuttavia, alla fine sarà molto facile perché se non riusciamo a trovare un accordo, dovremo applicare tariffe del 25% sulle loro auto”.
Sul tema della web tax, la compagine europea non è compatta. In Italia, il principio della tassazione del web è già stato incardinato nella legge di Bilancio per il 2020 sulla base di un versamento al 3% sui ricavi delle società (con fatturato globale superiore ai 750 milioni) che generano almeno 5,5 milioni in Italia. I versamenti partiranno nel 2021 e con un gettito di circa 700 milioni.
Non tutte le cancellerie, però, sono convinte di voler procedere in questa direzione in quanto la minaccia diretta all’industria automobilistica è alle porte.






























