Riceviamo e pubblichiamo la nota inviata al governatore Toma e, per conoscenza, ai Sindaci dei Comuni dell’Alta Valle del Tammaro.
“Gentile Presidente Donato Toma,
desideriamo portare alla sua cortese attenzione la situazione che si sta creando nell’Alta Valle del Tammaro. Visionando con Google Earth (semplice e gratuita applicazione) il territorio che va dai Comuni di Cercepiccola-Vinchiaturo-San Giuliano a Sassinoro passando per Sepino, si rileva una proliferazione esponenziale di capannoni per la produzione avicola.
Le Regioni Veneto, Emilia-Romagna (provincia Forlì Cesena), e Marche (provincia Ancona) hanno recentemente affrontato il complesso problema che lo sviluppo di questi distretti comporta: contemperare gli interessi imprenditoriali, che creano ricchezza e vanno incoraggiati, con la tutela della salute dei cittadini, dell’ambiente e del paesaggio.
In alcune zone delle predette Regioni il cumulo di opifici avicoli ha cagionato: l’insorgenza di patologie aviarie; continue emissioni di sostanze odorigene; il pericolo d’inquinamento delle falde acquifere; questioni per lo smaltimento della pollina.
Questi eventi hanno prodotto vibranti proteste dei cittadini e la nascita di numerosi comitati locali per la difesa dell’ambiente e del territorio inducendo le amministrazioni Regionali ad adottare stringenti regolamenti in materia. Con il conseguente spostamento della produzione avicola intensiva nel meridione, i Comuni della Valle del Tammaro sono stati sommersi da richiesta di edificazione di opifici avicoli.
I nostri Sindaci, nell’imbarazzo di omettere atti dovuti ed evitare dinieghi in possibile abuso di ufficio, non possono che rispondere positivamente alle numerose domande di edificazione dei capannoni suffragate dalla scarna documentazione rilasciata dai competenti Uffici (Arpa, Ausl, ecc…).
Dalle considerazioni fin qui svolte la domanda nasce spontanea: esiste una specifica normativa regionale su questa delicata materia che possa trarre d’impaccio i Sindaci e i Dirigenti degli Enti che devono rispondere agli interessi degli imprenditori conciliandoli con quelli dei cittadini alla salute e all’ambiente? Da una rapida ricerca sembrerebbe che l’unica normativa vigente nella nostra Regione sia il “Piano Tutela dell’Acqua” (costituito, per lo più, da vari decreti di Giunta Regionale).
In altri termini, e speriamo davvero di sbagliare: nella regione Molise manca una precisa normativa sugli allevamenti intensivi che tuteli le peculiarità del nostro territorio (di eccezionale valore naturalistico ed archeologico) e, al tempo stesso, incoraggi iniziativa d’impresa, sviluppo economico e occupazione preservando, altresì, il primario interesse alla salute e all’ambiente delle future generazioni.
Si consideri, peraltro, che il libero arbitrio e l’assenza di regole espongono gli imprenditori al grave rischio della chiusura aziendale nella malaugurata ipotesi di una pandemia o di procurato danno all’ambiente.
Un preciso ordinamento di regole assicurerebbe, invece, ai lavoratori e ai nostri imprenditori, maggior sicurezza e tranquillità d’impresa. Gentile Presidente Toma, per quanto precede, ci permettiamo suggerirLe di emulare le altre Regioni ed adottare con urgenza una normativa non più procrastinabile. Buon riferimento potrebbe essere la recentissima Delibera della Giunta Reg. Emilia Romagna del 19 Dic. 2019 n. 2419 (in particolare allegato A) che recepisce e aggiorna il quadro legislativo pregresso.
Considerata l’urgenza dettata dalla convulsa attività intrapresa nell’Alta Valle del Tammaro, e al fine di contemperare gli interessi di tutti (imprenditori, lavoratori avicoli, e cittadini), è auspicabile che una normativa arrivi prima di chiudere le stalle dopo che i virus siano scappati.
Buon lavoro!”
Pasquale Giordano
Vittorio De Cosmo
Mariano Bonetto
Enrico Fabrocini






























