L’11 agosto toccò a Terni dove, sotto le macerie, finirono centinaia di civili. Il più feroce attacco fu certamente quello di Milano, nella notte del 12 agosto: 504 bombardieri inglesi rovesciarono sulla città 1.252 tonnellate di ordigni e spezzoni incendiari. Il 13 agosto, anche Roma venne colpita e vi furono oltre duemila morti. Poi fu la volta di Taranto, Cosenza, Novara, Foggia, Salerno, Crotone, Viterbo, Avellino, Lecce, Bari, Cagliari, Benevento.
Il 1° settembre venne distrutta Pescara, che era completamente priva di difesa antiaerea. Il 10 dello stesso mese – come tragicamente sappiamo – iniziarono anche i bombardamenti su Isernia. In Italia, negli ultimi tre mesi del 1943 le incursioni aeree anglo-americane provocarono 6.500 morti e circa 11.000 feriti, abbattendo o danneggiando un numero incalcolabile di edifici. Un unico destino di distruzione e morte coinvolse l’intera nazione. Questo fortifica e ravviva il ricordo, perché nessuno dimentichi gli orrori della guerra; perché ogni Isernino si senta partecipe del dolore che colpì le popolazioni di altre città italiane.
Il bombardamento di Isernia, è il tragico emblema d’una devastazione nazionale e mondiale. Siamo qui per fare memoria e rendere omaggio ai caduti. Perché il loro sacrificio non sia vano bisogna fare della cultura della pace l’obiettivo primario nell’educazione e nella formazione dei giovani; sensibilizzando le nuove generazioni all’impegno per la difesa del bene della vita e delle relazioni tra gli uomini, contro ogni logica di violenza e di morte. Il grido di S. Giovanni Paolo II: «Mai più la guerra», scuota il cuore dei governanti della terra per orientarli verso la soluzione pacifica dei conflitti in atto.
Luigi Brasiello































