di Giovanni Minicozzi
Non è il primo caso e, purtroppo, non sarà l’ultimo.
Dopo un pericoloso incidente stradale una persona ferita in più parti del corpo è stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. I medici hanno eseguito tutti gli interventi del caso e sono stati costretti ad intubate il paziente.
In piena notte, tra martedì e mercoledì ovvero ieri, il malcapitato è stato trasferito al Veneziale di Isernia per essere ricoverato nel reparto di rianimazione poiché la terapia intensiva del Cardarelli è sempre preclusa ai no Covid. Da sottolineare che, grazie all’andamento positivo dei contagi, al Cardarelli sono ricoverati otto contagiati in tutto di cui uno solo in rianimazione.
Peraltro il nosocomio regionale è l’unico Hub competente e attrezzato per assistere malati con patologie tempo-dipendenti e POLITRAUMATIZZATI. Ciò significa che qualora il paziente trasferito al Veneziale dovesse avere bisogno di altri interventi chirurgici urgenti bisognerebbe riportarlo al Cardarelli nonostante le difficili condizioni cliniche che sconsigliano i trasferimenti.

È opportuno sottolineare che la impossibilità di utilizzare la rianimazione del Cardarelli per i malati cronici persiste da circa un anno e tale anomalia può causare conseguenze nefaste. Chiedo alla commissaria Flori Degrassi, alla quale invierò il presente articolo, se è stata informata del grave “andazzo” e se intende intervenire sui vertici dell’Asrem per ripristinare la normalità e la possibilità di accedere al reparto di malattie infettive del Cardarelli anche ai malati no Covid.
Qualche medico mi ha fatto notare che la promiscuità del nosocomio non consente di riaprire la rianimazione a tutti e che la scelta sbagliata è stata quella di realizzare proprio al Cardarelli il Covid Hospital. Concordo con l’amico medico ma aggiungo che i pazienti bisognosi della rianimazione non possono attendere la realizzazione della Torre, Torre di fatto bloccata dalla manifesta incapacità del direttore generale Oreste Florenzano al quale era stata affidata la gestione in qualità di soggetto attuatore.
Intanto il presidente della Regione Donato Toma continua a lavarsi le mani e a chiedere, con poca credibilità nei confronti del governo nazionale, l’azzeramento del debito sanitario e la conseguente eliminazione del commissariamento. Salvare la vita ai pazienti affetti da patologie tempo dipendenti non sembra essere una priorità.






























