E’ quanto evidenzia la consueta indagine congiunturale sulle imprese manifatturiere, del commercio e dei servizi, realizzata dal Centro studi di Unioncamere.
“A pesare nel giudizio degli imprenditori sull’andamento del III trimestre dell’anno – ha detto il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – è il perdurare di un quadro di consumi interni in forte difficoltà a cui si salda il recente rallentamento della componente estera delle vendite. Se è vero che le imprese del Nord-Italia sembrano avere più energie per uscire prima delle altre dalla recessione, a maggior ragione non dobbiamo far mancare il supporto necessario alle altre aree del Paese, a cominciare dal Sud. E’ urgente far ripartire un ciclo positivo di investimenti pubblici e privati, puntando su priorità chiare come efficienza e riqualificazione energetica, banda larga, tutela del territorio. E rinsaldando la trama del tessuto imprenditoriale con iniezioni di risorse finanziarie e con la realizzazione delle riforme che veramente servono alle imprese: dalla semplificazione burocratica alla giustizia civile. Due fronti in cui le Camere di commercio possono dare un contributo tangibile all’azione del Governo e del Parlamento.”
Ammonta rispettivamente a -11 e -10 punti percentuali il saldo tra attese di aumento e di diminuzione della produzione e del fatturato delle imprese manifatturiere per il III trimestre 2014. Come precedentemente accennato, a incidere in maniera negativa sono però le previsioni delle imprese minori (-16 il saldo di produzione e fatturato), mentre tra quelle di taglia più grande previsioni di aumento e di diminuzione sono molto meno distanti, pur con la prevalenza delle seconde. Tra i settori, solo l’alimentare segnala attese positive (+5 il saldo per il fatturato e +3 per la produzione), mentre precedute dal segno meno sono le previsioni di tutti gli altri settori, più pesanti per quelle delle industrie del legno e del mobile (-24 il fatturato, -22 la produzione), del sistema moda (rispettivamente, -14 e -16) e delle Altre industrie (rispettivamente, -21 e -19). Le aspettative sono negative in tutte le aree territoriali, con una accentazione maggiore al Centro e nel Mezzogiorno. Positive invece le attese per tutte le dimensioni d’impresa per quanto riguarda gli ordinativi esteri.
Produzione e fatturato dell’industria manifatturiera registrano nel II trimestre dell’anno sostanziale stabilità (rispettivamente, +0,2 e +0,3%), il segno positivo è dovuto unicamente alle imprese con oltre 50 dipendenti che chiudono il periodo con incrementi dell’1,1% della produzione e dell’1,4% del fatturato.
E’ la meccanica a registrare il maggior aumento dei due indicatori (circa +2% in entrambi i casi); le posizioni successive sono occupate dalle industrie alimentari (+0,5% la produzione, +0,2% il fatturato), dal settore dei metalli (+0,4% per entrambi gli indicatori), dall’industria chimica e delle materie plastiche (+0,4% la produzione, +0,3% il fatturato) e dalle industrie elettriche ed elettroniche (rispettivamente, +0,2%, +1,9%).
Positivi entrambi gli indicatori nelle regioni del Nord, soprattutto nel Nord Ovest, che chiude il trimestre con un aumento dell’1,7% della produzione e dell’1,6% del fatturato. Preceduti dal segno “meno” i corrispondenti indicatori del Centro (-1,3% e -1,1%) e del Mezzogiorno (-2,7% e -2,2%). Si mantiene positiva invece la dinamica delle esportazioni, cresciute nel periodo del 2,9%, con punte del +5% nelle Altre industrie e del +3% nelle industrie alimentari. Nuovamente in testa alla classifica territoriale sono le imprese nord-occidentali (+3,5%) seguite da quelle nord-orientali (+3,2%), mentre sotto la media si collocano Mezzogiorno e Centro (rispettivamente +1,5% e +0,5%).
L’arrivo della stagione dei saldi non pare accompagnato da una previsione di recupero delle performance delle imprese commerciali: ammonta a -8 il saldo tra attese di crescita e di diminuzione delle vendite, con una netta spaccatura tuttavia tra dimensioni d’impresa (negative quelle delle imprese minori, con un saldo pari a -16 punti percentuali, positive quelle delle attività con oltre 20 dipendenti, il cui saldo è pari a +12 punti percentuali) e tra settori (precedute dal segno meno le previsioni del commercio al dettaglio di prodotti alimentari e di quello di prodotti non alimentari, pari a +19 punti percentuali, invece, il saldo tra attese di crescita e di diminuzione degli Ipermercati, supermercati e grandi magazzini).
Per il periodo luglio-settembre, comunque, i giudizi di diminuzione sopravanzano quelli di crescita in tutte le aree territoriali, in particolare nel Nord-Est dove il saldo ammonta a -18 punti percentuali.
Il consuntivo del II trimestre
Le difficoltà delle famiglie italiane si traducono in una ulteriore riduzione delle performance delle imprese commerciali tra aprile e giugno scorso: ammonta a -3,9% l’andamento delle vendite del settore, con punte del -5,8% del commercio al dettaglio dei prodotti alimentari, del -4,7% per le attività con 1-19 dipendenti e con riduzioni superiori al 4% nel Centro e nel Mezzogiorno.
Minima la ventata d’ottimismo delle imprese dei servizi per i mesi estivi: ammonta a +1 punto percentuale la differenza tra attese di crescita e di diminuzione del volume d’affari, grazie essenzialmente alle buone aspettative delle imprese turistiche (+13) e, in misura minore, di quelle dei servizi alle persone (+6).
Il consuntivo del II trimestre
Dinamica discendente per le imprese dei servizi tra aprile e giugno scorso: -2,9% l’andamento del volume d’affari, con gli Alberghi e ristoranti (-4%) e il commercio all’ingrosso (-3,4%) che hanno fatto registrare le riduzioni maggiori. Sul fronte opposto, l’Informatica e tlc contiene le perdite al -0,3%. Il calo maggiore si registra al Sud (-3,7%), mentre le altre aree del Paese oscillano tra il -2,4% del Centro e il -2,9% del Nord-Ovest.































