di Kentucky Fried Chicken

Alberto Bellipaci, figlio primogenito della Senatrice Liliana Segre, in una lettera al Corriere della Sera di qualche anno fa scrisse “non vi meritate mia madre”. Con queste parole iconizzò la madre, rendendola non più testimone vivente di un crimine di guerra assurdo, bensì simbolo di una rivalsa. Parole rancorose, ferme, amare, e diciamolo: parole cariche di odio.

In Italia, a differenza degli altri Paesi europei, non si può essere di destra senza essere etichettati come fascisti. Non sono fascisti i cristiano-democratici tedeschi, i gollisti francesi, i conservatori inglesi. Lo è la nostra destra. È il nemico da eliminare, anche fisicamente, da malmenare, da uccidere di botte. Non stiamo enfatizzando, ma sono queste le espressioni utilizzate dai benpensanti di sinistra quando parlano della destra. Odio, puro e semplice, diretto, mai velato, perché sanno che loro possono perché popolo eletto, detentore della verità unica e indiscutibile. Chi la pensa come loro va applaudito, chi la pensa in maniera diversa è un imbecille retrogrado da bullizzare e ghettizzare.

Partendo da questo assioma, loro ci dicono cosa pensare, cosa fare e come farlo. Ci dicono che Silvio Berlusconi non è degno di essere eletto Presidente della Repubblica, perché ha avuto una condotta morale non consona al ruolo, ma hanno eletto alla stessa carica Giorgio Napolitano. Che c’entra Giorgio Napolitano? Proviamo a spiegarvelo con una brevissima parentesi storica.

Nel 1956, all’indomani della cruenta invasione di Budapest e dell’impiccagione di Imre Nagy, mentre Antonio Giolitti e altri esponenti di primo piano lasciarono il partitone rosso, il PCI appunto, Giorgio Napolitano arrivò a bocciare – con durezza persino maggiore rispetto a quella dell’allora direttore dell’Unità, Pietro Ingrao – le scelte degli scissionisti, profondendosi in elogi non solo di Palmiro Togliatti, «Il Migliore», ma anche dei successori di Stalin. Costoro, ordinando la fucilazione dei coraggiosi rivoltosi di Budapest, avrebbero, addirittura, secondo il futuro «Re Giorgio», contribuito a rafforzare la «pace nel mondo».

Quella pagina, non gloriosa, del lungo percorso politico dell’ex Capo dello Stato è stata rimossa dai giornaloni del bel Paese ritenuti autorevoli. Silenzi sulle scelte del passato del leader campano (solo nel 2006, una volta asceso al Quirinale, Napolitano riconobbe che sull’Ungheria aveva «toppato» alla grande, mentre avevano ragione il leader socialista autonomista, Pietro Nenni, e lo stesso Giolitti, entrambi defunti) e sulla lunga carriera politica del senatore a vita, costruita, abilmente, sui furbi tatticismi e sulla felpata diplomazia, che suggerirono all’ex segretario di Togliatti, poi acuto scrittore, Massimo Caprara, di affermare: «Giorgio ? I suoi ruggiti somigliano a dei belati…». (fonte ItaliaOggi)

Oggi per ricoprire il ruolo di Presidente della Repubblica, Scanzi e Travaglio promuovono una raccolta firme appannaggio di Segre. E questo non esaltandone le qualità politiche e morali che la porterebbero ad essere un buon Presidente della Repubblica, ma proponendola come archetipo di vita per gli italiani, perché la dottrina ‘giusta’ va imposta dall’alto. Un fantocchio da utilizzare machiavellicamente per un fine superiore. Che vergogna!

Ma è questo l’iter consolidato dei nuovi comunisti, quelli che benpensano, che tutto sanno e che sono indiscutibili. Quelli che ci dicono che i reati commessi a causa dell’orientamento sessuale vanno duramente condannati e puniti, ma che in realtà cercano di istituire una Legge che imponga alle future generazioni un pensiero unico. Non vi ricorda qualcosa che, solitamente, gli stessi attori condannano? Sì, bravi, però qui è diverso, perché il pensiero unico, se è il loro, va tutelato e non condannato, la diversità da condannare è solo e sempre quella di chi non la pensa come gli ‘eletti’.

In democrazia c’è però un iter ben definito che tutti, almeno per ora, devono rispettare. Quindi, seguendo un percorso democratico, ogni DDL è proposto da soggetti qualificati all’interno dei vari ordinamenti giuridici statali. Ed è qui che, sempre democraticamente, un DDL può essere approvato o rigettato. Ieri il Senato ha deciso, con voto segreto, di non approvare il DDL Zan, e lo ha fatto legittimamente e democraticamente.

Indecorosa la scena che è seguita al voto, con i Senatori della Repubblica ed esultare come fossero in curva durante un derby. Altrettanto indecorosa l’indignazione dei radical chic, che hanno manifestato con odio il loro disappunto nei confronti della bocciatura del DDL, usando epiteti irrispettosi e incoraggiando l’uso della violenza per manifestare il disappunto.

Il nodo cruciale è che, a prescindere dall’ideologia politica, il fine ultimo dell’uomo è accettare il fatto di non poter essere l’unico portatore di verità, ma che è attraverso il confronto e il percorso democratico che si stabilisce cosa sia meglio per un popolo. Questo è accaduto ieri, come è già accaduto in passato e come accadrà anche in futuro. Le persone intelligenti accettano, gli imbecilli schiamazzano e contestano.

Ora, sempre in maniera democratica, prepariamoci a veder eleggere Silvio Berlusconi Capo dello Stato, con buona pace di chi non è d’accordo, perché la democrazia non è equa, ma giusta.

Cari benpensanti, la democrazia ha vinto, il popolo ha vinto.

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