di Tonino Atella
Esattamente trattasi di reliquie di martiri cristiani prelevate in passato dalle catacombe romane e “battezzate” da Santa Romana Chiesa quali ossa di Santa Daria, eroina venafrana, e da allora tali venerate.
Un sostanziale e preoccupante grido d’allarme perviene da quanti solitamente accudiscono l’Urna/Reliquario contenente le ossa di Santa Daria, l’eroina della fede venafrana, moglie di Nicandro, il Patrono di Venafro, trucidata dal boia pagano nel 303 d.C. assieme al marito ed al cognato Marciano per non aver voluto sacrificare agli dei pagani ed aver ribadito in tutta convinzione e coscienza la propria assoluta fede al Credo Cristiano, che di lì a poco avrebbe soppiantato il paganesimo portando alla fine la potenza dell’Antica Roma. “Le ossa di Santa Daria -fanno sapere coloro che si occupano dell’Urna/Reliquario di Santa Daria per i riti religiosi patronali di metà giugno a Venafro- hanno urgente bisogno di consolidamento e restauro per fermarne il progressivo deterioramento !”, questo è quanto circola al riguardo. Ed ancora : “Ne è stato informato anche il Vescovo Diocesano Mons. Camillo Cibotti, dettosi a sua volta preoccupato”. E veniamo a Santa Daria. Di siffatta coraggiosa e ferma eroina in effetti Venafro non ha alcunché quanto a resti mortali specifici, né si conoscono ufficialmente luogo e modalità dell’estremo suo sacrificio. Di certo c’è solo che di solito nell’antichità le donne che ribadivano la loro fede cristiana venivano finite in luoghi diversi dagli uomini e con modalità differenti.

Dal che appunto la mancanza di resti veri e propri di S. Daria. Da tanto però scaturì nel recente passato la determinazione di prelevare ossa di martiri cristiani dalle catacombe romane, secondo consuetudine di Santa Romana Chiesa, ”battezzarle” quali ossa dell’eroina e da allora venerarle come tali a Venafro da parte dei credenti del luogo. E questi nel corso dei tempi le hanno gelosamente conservate e custodite in apposita urna/reliquario, portandole in processione nel corso delle annuali festività patronali del 16, 17 e 18 giugno in onore dei Santi Nicandro, Marciano e Daria per poi posizionarle in apposita nicchia alla Chiesa dell’Annunziata e lì conservarle un anno intero. Adesso però c’è il pericolo del loro progressivo deterioramento ! Dal che la necessità d’intervenire per arrestare siffatto processo distruttivo.

“E’ urgente adoperarsi al riguardo -è sempre il parere di quanti conoscono da vicino l’esatto stato delle ossa di Santa Daria- arrestandone lo sfaldamento causato dal trascorrere del tempo. Pensiamo sia opportuno affidarsi ad esperti e laboratori ad hoc per la migliore conservazione di tali resti mortali, veneratissimi a Venafro assieme al Busto argenteo del Patrono San Nicandro ed alla Testa/Reliquario dello stesso martire. Ne è stato informato lo stesso Vescovo Diocesano Mons. Cibotti, a sua volta preoccupato della situazione e convinto della necessità d’intervenire”.

Chiudendo coi Santi Protettori di Venafro, ricordiamo che purtroppo la città, mentre possiede Busto argenteo e Testa/ reliquario di San Nicandro nonché la citata Urna reliquaria di Santa Daria, non ha alcunché che celebri e ricordi San Marciano, Martire della fede assieme al fratello Nicandro ed alla cognata Daria; una carenza questa da sanare quanto prima. Anni addietro prese piede una iniziativa popolare tendente a creare un’immagine riproducente San Marciano ma, nonostante l’iniziale e consistente entusiasmo popolare, il tutto poi si fermò e non ebbe seguito. Si riprenderà a dirne per arrivare a realizzazioni concrete ? Sono in molti a Venafro a sperarlo.






























