Che si parli di Campitello Matese o di sanità, Donato Toma non ha più la maggioranza in consiglio regionale. Tanto che preferisce partecipare ad altre iniziative piuttosto che presentarsi in aula a dare risposte politiche. E’ solito inviare “50 minuti di relazioni tecniche” fatte leggere a turno dai suoi più fedeli assessori. Ora tocca a Vincenzo Niro, ora a Vincenzo Cotugno, ora a Quintino Pallante.

Tra consiglieri presenti e assenze strategiche, chiunque segua i lavori dell’assemblea può rendersi conto da solo che Toma è perennemente senza numeri. Non gli passa un solo atto.

Le figure di Cefaratti e Micone ormai si sono aggiunti a Michele Iorio e Aida Romagnuolo che criticano il governo regionale dalla gestione della pandemia.

Così Toma si rifugia dietro assenze strategiche che non lo salveranno dalla morte politiche in cui farà precipitare i suoi fedelissimi. Né basterà ai vari  Niro, Cotugno e Pallante prendere le distanze dal loro presidente in via ufficiosa.

In questi anni ha dimostrato di non essere in grado di fare il leader, di non saper guidare un gruppo, di non saper amministrare una regione, di non saper prendere decisioni a favore dei molisani, di non sapersi assumere responsabilità, di non saper programmare.

Non è in grado neppure di gestire la messa in sicurezza di feste scolastiche al chiuso in tempo di Covid.

In Consiglio regionale si discute di problemi del Molise e lui se ne sta comodamente seduto altrove.

Guadagna 13.500 euro al MESE per fare cosa?

Dal 2018 ad oggi non c’è un solo settore che abbia una ricaduta positiva sul Molise se non il suo portafoglio.

Se avesse un minimo di dignità politica, Donato Toma dovrebbe prendere atto e rassegnare le dimissioni portando con sé i suoi più fedeli collaboratori. E’ stato il liquidatore fallimentare del governo Frattura accentuando e amplificando i danni già iniziati nel 2013 utilizzando le stesse risorse umane predisposte dalla guida del Partito Democratico.

 

 

 

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