“Ci sono opportunità e risorse finanziarie e, soprattutto, risorse umane, professionali e di passione civile che possono garantire a quelle donne e a quei bimbi di trovare un nido d’amore e non di sbarre e cancelli”.

“Anche quando la legge interviene per dare sollievo alle situazioni di estremo bisogno di assistenza e cura alle persone detenute e, con loro, ai piccoli innocenti che soffrono del dramma della carcerazione delle loro mamme, i ritardi e i conflitti della burocrazia ricacciano nell’oblio le soluzioni e gli interventi, per realizzare minime condizioni di protezione dall’esperienza dolorosa della detenzione”. Lo ha dichiarato Sandro Favi, Responsabile Nazionale Carceri del PD.

“Come per i ritardi alla costruzione delle residenze assistenziali per le misure di sicurezza, che dovevano consentire di chiudere l’esperienza orribile degli Ospedali psichiatrici giudiziari, registriamo altri ritardi, per la creazione degli istituti a custodia attenuata per le detenute madri, che la legge n. 62 del 2011 istituiva e finanziava per 11,7 milioni di euro, a valere sui fondi del Piano carceri.

Benché in alcune realtà territoriali sia stata manifestata la disponibilità a reperire spazi e strutture da destinare alla custodia cautelare delle donne incinte e delle madri a cui restano affidati i bimbi fino a sei anni, nessun progetto ha preso corpo per dare a quelle donne e a quei bimbi un ambiente che preservi il loro rapporto dalla cupa realtà del carcere e creare, nel limite del possibile, condizione di serenità allo sviluppo dei piccoli”.

“E’ tempo di superare inerzie e complicazioni inconcludenti – ha concluso – ci sono opportunità e risorse finanziarie e, soprattutto, risorse umane, professionali e di passione civile che possono garantire a quelle donne e a quei bimbi di trovare un nido d’amore e non di sbarre e cancelli”.

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