di Redazione

“Vivo come se ci fosse il coprifuoco, con la paura addosso” – è questo quanto denuncia una madre – per i tanti episodi di violenza urbana che sono all’ordine del giorno a Campobasso nelle strade della  movida che tengono in apprensione i residenti. Risse di cui sono protagonisti giovani per lo più extracomunitari. Una madre che vive coi figli in un appartamento del centro, una testimone oculare, quindi. La sua preoccupazione per i figli giovani esposti a rischio e tutta l’amarezza per episodi che sono il lato oscuro di una città come Campobasso che non merita tutto ciò: “Scrivo per denunciare l’ennesimo episodi di violenza registrato a tarda ora, in via Ferrari a Campobasso. In questa calda notte d’estate, intorno alle 2.00 di notte, dai balconi spalancati del pieno centro cittadino si levano urla ormai note… Risse, bottiglie, coltelli, azzuffi e grida padroneggiano. Un gruppo di dieci ragazzi circa litiga per ragioni ignote. La prima domanda che mi pongo è se i miei figli sono rientrati… Respiro profondo e parte la chiamata alla polizia. Stanotte, nuovamente, non si dormirà. Giunti sotto le nostre centrali abitazioni, ormai teatro di quotidiana violenza, i poliziotti, anch’essi in netta minoranza numerica, sedano gli animi dei soggetti molesti e provano a suggerirci di rivolgerci ad avvocati per formulare esposti o consigliano di rivolgerci direttamente al Sindaco, al fine di richiedere ordinanze di presidi costanti. Mi assale lo sconforto… ho acceso un mutuo per far vivere i miei figli in centro, ho investito tempo e sogni in una casa che doveva essere il porto sicuro per me e i miei cari e invece mi ritrovo ad aver timore di rientrare dopo le 22.00. Vivo come se ci fosse il coprifuoco, con la paura addosso. Le mie sensazioni sono le stesse delle altre mamme, dei papà, del tabaccaio, dei commercianti, dei ragazzi che decidono di fare una passeggiata ma che potrebbero trovarsi al momento sbagliato, nel posto sbagliato. Per tali ragioni ho deciso di scrivervi, a mò di sfogo, nella speranza di poter tornare a provare nient’altro che un po’ di tranquillità”.

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