Nel breve volgere di un piccolissimo arco di tempo la mafia compiva e, forse, completava, il disegno strategico in atto all’epoca, di dichiarare guerra aperta allo Stato, colpendolo al cuore e eliminando un altro dei suoi “servitori” migliori: il magistrato Paolo Borsellino.
Dopo Capaci, Via D’Amelio: ancora morti, 6 per la precisione, oltre al giudice, anche cinque uomini della scorta, tra cui anche una donna.
Un altro immenso sacrificio per la nostra Italia che, tuttavia, non fu vano, perché certamente contribuì a scuotere le coscienze della gente e a risvegliare una opinione pubblica nazionale e siciliana in particolare, che senza mezzi termini e senza nessuna possibilità di equivoco, respinse categoricamente quegli atti di violenza, apparsi, per la totalità della popolazione, fuori da ogni logica di convivenza civile e sociale.
A loro, agli scomparsi, baluardi della difesa dei valori più autentici, significativi e fondamentali per una democrazia, quali la legalità, l’onestà, la civile convivenza, che in uno stato di diritto non possono essere mai ignorati e che continuano ad essere “vigilati” da tanti altri magistrati, amministratori, impegnati in politica, carabinieri, poliziotti e rappresentanti tutti delle forze dell’ordine, vanno le nostre più profonde e sentite espressioni di riconoscenza e gratitudine.
A distanza di ventuno anni da quel tragico e drammatico evento di Via D’Amelio, ancora una volta l’Italia democratica e lavoratrice, onesta, libera, manifesta i propri sentimenti di infinita gratitudine a Paolo Borsellino e ai suoi agenti.































