Tenutasi eccezionalmente l’11 ottobre a Campobasso, presso il Museo dei Misteri, in ricordo di Mario Luzi, Linetta Marzilli Colavita e Onorato Bucci, La Giornata Mondiale della Poesia, giunta alla sua 37.esima edizione, ha toccato le corde degli innumerevoli poeti presenti e provenienti da ogni e dove della nostra nazione nel ricordo dell’ermetismo di Mario Luzi e la nota dolente: domenica 28 settembre è venuta a mancare la poetessa Linetta Mazzilli Colavita, abitualmente partecipante alla Giornata Mondiale. Nativa di Pietracatella, già dirigente scolastico, collaboratrice diocesana di pastorale per la scuola, Responsabile IRC, una società scientifica italiana senza scopo di lucro, accreditata al Ministero della Salute, che riunisce medici, infermieri e operatori esperti in rianimazione cardiopolmonare, Linetta Mazzilli Colavita ha partecipato attivamente a convegni nazionali e giornate di studi con ruoli di notevole rilevanza.
Una poetessa dalla vena scorrevole, prolifica nella produzione di versi, con i sensi vigili e ancorati alla realtà familiare, sociale e ambientale e gli occhi rivolti al cielo in un afflato di mistica adorazione di Dio, che l’ha tenuta per mano, nel senso che l’ha guidata nel suo variegato percorso terreno, illuminato dal dono di libertà largamente ricevuto. Ora, in cielo, può dirsi soddisfatta: “vedere la madre con le mani giunte in uno sfondo di luce” e lei stretta tra le braccia del Creatore.
L’analisi dei testi poetici a firma di poeti affermati e in erba, professionisti e amatoriali, hanno confermato la vocazione allo spirito di ricerca di mezzi espressivi idonei ad esprimere le proprie sensazioni, emozioni, intenzioni, oltre che la propria attiva presenza nel mondo dell’arte della rivelazione e, quindi, della visualizzazione dei propri stati d’animo che urgono a farsi voce, parola, atto linguistico, messaggio vivo e palpitante da offrire al pubblico con il calore dei propri sentimenti.
Non sono mancate testimonianze dell’uso continuo della voracità e dell’irrazionalità dell’uomo moderno nei confronti della natura.
“Uomo senza Dio, dissennato”, grida Mario Antenucci; uomo che ha “depredato il mondo”, “resa irrespirabile l’aria”, “sciolto i ghiacciai”, “disboscato l’Amazzonia e l’Australia”. Irresponsabilità pura che ci dà la misura dell’ignoranza dell’uomo, il quale deve ancora imparare “ad abitare questo mondo / con simpatia verso l’umanità”.
La poesia, come spiraglio di luce che costantemente illumina la mente e il cuore dei poeti, si rivela nei testi presentati per animare questa manifestazione culturale, come un’opera accessibile a tutti, anche quando viene colta nella sua condizione metaforica/allegorica: una costruzione linguistica simbolica per innalzare la poesia al vertice della comunicazione espressiva, in cui gli aspetti formali, andando oltre il linguaggio comune e il contesto abituale della parola, ci immettono nella magica sfera dell’espressione creativa. I nostri poeti ne fanno largo uso, consapevolmente o inconsciamente, immersi come sono nella dimensione immaginativa che li guida nella costruzione di testi con significati aggiuntivi, profondi e significativi.
Ai testi in lingua italiana si sono aggiunti quelli in vernacolo. Versi profondi e significativi per l’attenzione agli ambienti naturali della terra molisana, campana e pugliese. In essi si riscontra l’orgoglio di appartenenza a territori che cambiano, che si urbanizzano e abbandonano usi, costumi e tradizioni dei nostri antenati, con conseguenze sicuramente negative per la nostra comunità. Resta forte nei poeti il desiderio di mitizzarli, di tenerla “dentre a lu core”, di “rimpiangere” “le stagioni del passato”, consumate lasciando tracce di storia, a cui, forse, nel futuro
nessuno avrà voglia di rivolgersi.
La polverizzazione dei borghi, il calo vistoso della popolazione sono segnali non soltanto di decadenza demografica, ma d’una civiltà storica e culturale, che pure, per secoli, ha tenuto alto il decoro umanistico d’una regione che si gloriava di una sua fiera identità ancora prima dell’avvento della civiltà latina. Non è mancato il filo della Speranza nell’anno del Giubileo ad essa dedicato. Speranza, momento di rinnovamento spirituale della comunità cristiana. È Gesù che torna di nuovo “senza fasti né rumori”, per offrire “riconciliazione, conversione e servizio”; è Gesù che “ha lasciato gli spazi” celesti “per ridarci l’eterno!”. Le lezioni magistrali di Carol Guarascio, le musiche di Lino Rufo, gli interventi solari di Remo Di Giandomenico e Vincenzo Di Sabato, la presenza costante di Mimmo Maio, Assessore all’Istruzione del Comune di Campobasso, l’ospitalità della Famiglia Teberino, hanno conclamato la voglia di essere vivi in un mondo che non consente più il dialogo costruttivo; ove ormai le urla si antepongono al rispetto, ove la vita scorre sempre più dietro la morte del cuore. L’amicizia può sopperire a tutto ciò e grazie a quella indelebile con la Città di Eboli, presente il consigliere comunale Antonio Alfano, e quella senza limitazione di distanza con il Centro Studi de “Il Saggio” diretto dal cav. Barra, da quella dettata dal Patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale, dell’Associazione Poesia 2 Ottobre, tenutaria del marchio grazie alla lungimiranza del compianto Saverio Simi De Burgis, del Comune di Campobasso, dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo del Molise, del Muves – Museo delle Vestimenta di Antonio Scasserra, si può tornare a sperare che tutto ancora non sia dettato dalla caducità della vita. La bellissima poesia di un giovanissimo, Roberto Contesimo, nell’individuare responsabilità comuni, ha gettato un nuovo sasso nello stagno quale dono a cui aggrapparsi e non utilizzarlo per lasciarsi andare al potere delle acque fagocitanti. Shabestari, ci esorta a cancellare la scritta sulla pietra del nostro destino! W la Poesia.

Redazione






























