Stando all’indagine rapida di Confindustria, a febbraio si è registrata, dopo un bimestre moderatamente positivo, una riduzione dello 0,2% in termini congiunturali della produzione industriale. A preoccupare è l’andamento degli ordinativi, che segnala anche a febbraio una diminuzione (-0,2% rispetto a gennaio), lasciando ipotizzare una dinamica negativa della produzione almeno fino a primavera inoltrata. Il protrarsi della crisi economica sta rendendo sempre più critica la situazione del mercato del lavoro.
A gennaio 2013 si sono persi, rispetto a dicembre, 97mila posti di lavoro (da luglio la riduzione supera le 300mila unità) ed il numero di disoccupati è aumentato di 110mila unità (in un anno i senza lavoro sono cresciuti di quasi un milione). Queste dinamiche hanno portato il tasso di disoccupazione all’11,7%. A rendere più complessa la situazione del mercato del lavoro si aggiungono i dati relativi alla CIG. A gennaio sono state autorizzate il 61,6% di ore in più rispetto allo stesso mese del 2012. A questo andamento ha contribuito in misura significativa il netto aumento di ore richieste per gli interventi straordinari (+97% pari a circa 21 milioni).
In questo contesto il clima di fiducia delle imprese e delle famiglie continua a rimanere attestato, anche a febbraio, sui livelli minimi raggiunti nei mesi precedenti. Tale andamento riflette la percezione da parte dei diversi soggetti economici della difficoltà di intravedere, nel breve periodo, non solo l’inizio di una fase di ripresa, ma anche soltanto la stabilizzazione dell’economia. La dinamica tendenziale dell’ICC di gennaio riflette una diminuzione del 3,7% della domanda relativa ai servizi e del 2,0% della spesa per i beni. Relativamente alle singole funzioni di consumo il primo mese dell’anno conferma la permanenza di forti elementi di criticità in quasi tutti gli aggregati.
Il dato più negativo è ancora quello relativo ai beni e servizi per la mobilità la cui domanda registra, anche a gennaio 2013, una flessione a due cifre (-10,1%). Riduzioni dei consumi particolarmente significative hanno interessato anche gli alimentari, le bevande ed i tabacchi (-3,9%), l’abbigliamento e le calzature (-3,9%), tutti segmenti che scontano dal 2010 un notevole ridimensionamento della domanda.In linea con quanto già accaduto nel 2012, solo il complesso dei beni e servizi per le comunicazioni ha mostrato una variazione positiva delle quantità acquistate dalle famiglie (+5,7% rispetto l’analogo mese del 2012).
Nel mese di gennaio, sia i servizi sia i beni hanno mostrato riduzioni di un certo rilievo, pari rispettivamente a -0,7% e -1,0%. La tendenza al ridimensionamento della domanda ha interessato, nel primo mese del 2013, tutte le funzioni di spesa, a segnalare come il permanere della crisi, che ha già modificato le abitudini di acquisto delle famiglie anche in termini di rapporto qualità/prezzo, stia comportando una riduzione generalizzata della domanda.
Sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo, per il mese di marzo 2013 si stima una variazione congiunturale dell’indice dei prezzi al consumo dello 0,4%, con un tasso di crescita tendenziale pari all’1,8%. In termini tendenziali si tratterebbe del sesto mese consecutivo di ridimensionamento della variazione dei prezzi. Non appare tuttavia scongiurato il pericolo di un’inflazione che, nella media dell’anno, potrebbe approssimarsi al 2%, soprattutto in considerazione del programmato incremento dell’IVA a partire dal prossimo mese di luglio.
Tale eventualità avrà ripercussioni in termini di ulteriori cali dei consumi delle famiglie.































