Quell’anno la sfilata si concluse nel nuovo villaggio di San Giuliano di Puglia coi comizi di sindacalisti nazionali e di dirigenti della CGIL giunti da Brescia, Bologna, Palermo e Perugia in segno di solidarietà verso il Molise colpito dal terremoto. Con Davide provammo a rintracciare fonti d’archivio parlamentari, all’Istituto Gramsci, alla Fondazione Di Vittorio e testimonianze orali per pubblicare una biografia storica sul sindacalista rosso amato dal popolo e avversato dai vertici. Volevamo restituire dignità ad un elettricista, figlio di braccianti, che a capo della Camera del Lavoro di Santa Croce promosse uno sciopero alla rovescio nel 1920, arrestato e condannato a 3 anni di carcere a Larino per il quale si mosse l’avvocato e deputato socialista Ferri che in appello lo fece assolvere.
Il PCI lo aveva sostituito nel 1949 con un dirigente abruzzese che nel 1953 venne eletto in Parlamento al suo posto, ma un gruppo di giovani comunisti locali tra cui Alfredo Maraffini, Mario Piscitelli, Antonio Montefalcone, Donato Del Galdo e altri avviarono uno scontro duro che arrivò nel 1960 sul tavolo della segreteria nazionale all’attenzione di Ingrao, Amendola, Longo e Berlinguer. Quei giovani ottennero la candidatura e l’elezione del primo comunista molisano alla Camera dei Deputati, ma le sofferenze di un’intera vita dedicata ai lavoratori lo stroncarono nel 1965.
Davide Orecchio ha ripreso questa storia molisana e l’ha scolpita in un racconto che resterà negli annali restituendo merito a Nicola Crapsi e rilievo alla sinistra molisana, smarrita e frammentata a tal punto da non ricordare le proprie radici. E per questo sono consapevole di ritrovarmi come d’autunno sugli alberi le foglie, ma prima che il vento mi spazzi via, sono stato orgoglioso di parlare in una scuola, di un uomo, un sindacalista e un comunista che meriterebbe di essere studiato, conosciuto e apprezzato.































