Meglio lasciare questo compito ai duri e puri del PDL, cavalcando l’onda contro Monti che cancella la provincia di Isernia, taglia gli ospedali, sopprime i servizi e affama il popolo, per recuperare il debito pubblico dell’ultimo trentennio. Iorio conosce benissimo i molisani e rinuncia ad essere amministratore in anni di vacche magre per capeggiare la rivolta contro Roma ladrona. Le opposizioni sociali, politiche e sindacali, ai singoli provvedimenti del Governo Monti alimenteranno la rabbia dei cittadini e Iorio ne trarrà vantaggio nello schema di gioco che si è dato. Il centrodestra in sua assenza è troppo debole per esprimere una progettualità autonoma e sarà costretto in un gioco delle parti già deciso a tavolino ad accordarsi col movimento di Iorio. In tal modo la somma del leghismo in salsa molisana con il PDL, l’UDC, l’ADC e le altre formazioni di centrodestra, potrebbe sbaragliare gli avversari e rivincere agevolmente le prossime elezioni.
In caso di sconfitta il Molise potrebbe essere la prima regione amministrata da 5 Stelle oppure da una diversa coalizione composta da formazioni politiche con posizioni opposte sull’esperienza di Monti e che difficilmente si ritroveranno unite alle prossime elezioni nazionali.
Per questo c’è bisogno di una proposta strategica che guarda al medio termine senza i tatticismi gattopardeschi delle transumanze opportunistiche locali. E bisogna stare attenti ai progetti di chi aspetta la nostra implosione per aggregarci a Foggia nella Moldaunia o alla provincia di Benevento per ampliare la Campania ex-Felix. Il futuro del Molise è nella Marca Adriatica, nell’unificazione con Marche e Abruzzo, ed è nel saper governare questo processo nella consapevolezza che nessuno potrà mai cancellare un’identità che ha 2.500 anni di storia. Il Molise è più vecchio dei 49 anni di esistenza della Regione e non và confuso con l’autonomia regionale.






























