Ciò è stato possibile attraverso un passaggio formale ossia : l’astensione obbligatoria per maternità viene equiparata all’assenza per malattia”.”In qualità di Consigliera di Parità della regione Molise , rappresento il mio pieno sostegno alle dipendenti delle Poste e sarei curiosa di conoscere le motivazioni che hanno addotto i sindacati sottoscrittori ad accettare tale atto discriminatorio nei confronti della donna ed in particolar modo della maternità” .
”Ho appreso-continua la Consigliera – della lettera che la Cgil e la Cisl hanno inviato al ministro Fornero , firmata da Barbara Apuzzo (Coordinamento nazionale Donne Slc Cgil) e da Caterina Gaggio (Coordinamento nazionale Donne Sip Cisl), ma francamente trovo irrisorio, deludente e a dir poco singolare e sconvolgente che i sindacati dissidenti non chiedono alla Fornero di annullare l’indicibile accordo, bensì ,di revocare l’immeritato riconoscimento e di voler considerare la gravità dell’atto compiuto in termini di ‘cattivo esempio’ per quelle aziende che, pur non essendo paragonabili per storia, dimensioni e risorse a Poste Italiane, contribuiscono ogni giorno ad una reale valorizzazione delle politiche di Pari Opportunità”.
“Il compito principale delle Consigliere di Parità -spiega la Lembo- è quello di denunciare ogni forma di discriminazione di genere ed impegnarsi in tutti i modi a rimuoverla, anche con l’appoggio delle altre Istituzioni. Pertanto, la cosa migliore sarebbe che Poste Italiane facessero marcia indietro piuttosto che cercare di difendere un accordo extracontrattuale a dir poco vergognoso e lesivo della dignità delle lavoratrici. Donne, a tutti i costi difendiamo la maternità e i nostri figli!”.






























