La delegata Anci alle Politiche comunitarie Micaela Fanelli, in occasione dei sessantadue anni dalla dichiarazione di Schuman (1950) considerata l’atto di nascita dell’Unione europea: “Va recuperato un ‘approccio sociale’ che parta da una strategia di crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva, al cui interno i Comuni devono svolgere un ruolo centrale”.

“Per andare oltre la crisi economica e occupazionale non ci vuole meno Europa, ma più Europa. Tuttavia è necessario modificare l’approccio complessivo guardando non solo al rigore  finanziario, ma soprattutto alla ricerca dell’eguaglianza di uomini, donne e territori”. Lo afferma Micaela Fanelli, delegata Anci alle Politiche comunitarie, in occasione della giornata in cui si ricorda la dichiarazione del 1950 di Robert Schuman considerata l’atto di nascita dell’attuale Unione europea.

“I segnali di questi ultimi tempi non sono certo incoraggianti e dimostrano – rileva Fanelli – che a livello comunitario si è posta un’attenzione eccessiva ai temi del pareggio di bilancio e della moneta unica per favorire gli scambi, trascurando lo spirito rinnovato che sottende la ‘strategia di ‘Europa 2020’”.

Secondo la delegata Anci alle politiche Ue, va invece recuperato proprio un “approccio sociale” che parta da una “strategia di crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva”. All’interno della quale “i Comuni devono svolgere un ruolo centrale per uscire dalla crisi economica, sociale e politica”, così come l’associazione richiede da tempo dicendosi pronta “ad anticipare il modello di sviluppo urbano proposto dalla Commissione europea per le nuove politiche di coesione”.

“D’altro canto – riflette Fanelli – i segnali dalle elezioni comunali italiane, il voto in Grecia e per le presidenziali in Francia lanciano un messaggio abbastanza chiaro: “O l’Europa interviene perché gli Stati siano più solidali, o altrimenti nell’aridità della sola finanza il progetto europeo rischia persino di annegare”.

Per questo motivo, secondo il membro dell’ufficio di presidenza Anci, così come per andare oltre la crisi dei partiti non ci vuole meno politica, ma più politica che, recuperando il senso etimologico della parola, sappia guardare ai cittadini, allo stesso modo “per superare la crisi economica e sociale serve un’Europa non ancorata al pareggio dei bilanci, ma che sappia rilanciare un progetto di sviluppo sostenibile e solidale che venga incontro ai bisogni di tutti i cittadini europei”.

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