Aldo Moro era uno Statista che pensava alle nuove generazioni ed il suo esempio ci guida in una stagione dominata da modeste figure che si affannano per percorsi individuali protesi alla mera gestione del potere. Pur senza scomodare la cancrena immorale di Lusi che segna il baratro etico in cui è finita l’eredità politica di Aldo Moro, siamo circondati da nani e ballerine che hanno sequestrato i partiti per finalità di corto respiro del tutto avulse dal Bene Comune.
Il 9 maggio del 1978, le Brigate Rosse liberarono il campo a quelle forze della P2, di Gladio e dei servizi deviati, che ostacolavano l’azione politica di Moro in funzione di una deriva conservatrice e neo-autoritaria che negli anni si è realizzata con le divisioni sindacali, gli attacchi alla magistratura, l’accentramento di potere in poche mani, il controllo degli organi d’informazione, l’impunità dei potenti ed il restringimento degli spazi di libertà e di democrazia per i cittadini italiani.
Oggi si ricordano tutte le vittime del terrorismo di una stagione orribile che vide cadere sotto il fuoco dell’odio centinaia di servitori dello Stato, poliziotti, giudici, carabinieri, giornalisti, sindacalisti e amministratori. E’ nostro dovere ricordarli per onorare il loro sacrificio e apprezzare il coraggio con cui seppero svolgere le proprie funzioni senza mai arretrare e nell’esclusivo interesse di far prevalere il senso del dovere, il rispetto delle leggi e la Costituzione sulle barbarie del terrorismo.
Apprezzo la meritoria iniziativa assunta in Molise dall’Ufficio Territoriale del Governo e in rappresentanza del Consiglio Regionale presenzierò alla cerimonia commemorativa in programma alle 18.00 presso la Caserma FRATE di Campobasso, con la sobrietà e la fermezza, che ci hanno lasciato Alessandrini, Tobagi, Giulio Rivera, Guido Rossa ed i tanti caduti del terrorismo.






























