ISERNIA – Rivedere il maestro Fernando Raucci di nuovo alla direzione concertistica di una imponente orchestra internazionale è stato per gli isernini e gli amici presenti, una sorta di miracolo, che conferma che vi è qualche entità superiore che protegge gli artisti di fama internazionale. Quattro anni fa negli Stati Uniti, il maestro Raucci era direttore stabile dell’orchestra di Princeton (New Jersey) – una delle quattro orchestre più importanti al mondo – all’improvviso venne aggredito da un batterio invalidante, un assassino silente ed estremamente raro, che lo costrinse al fermo, rischiando la vita per debellare un male invisibile. Tra quanti nel mondo lo apprezzavano, vi fu un’eco di solidarietà e di speranza, affinchè il grande maestro potesse farcela. Nel corso degli ultimi anni ha lottato aspramente per ritornare a dirigere. Uno dei personaggi più illustri della storia moderna della città di Isernia, ieri ha dimostrato di aver vinto la sua battaglia, con un ritorno straordinario, quelli che per chi conosce la sua storia di vita è da pianti scroscianti di gioia.

Si è svolto nell’Auditorium Unità d’Italia di Isernia il concerto di Capodanno. Lo stesso Raucci, che da due anni si occupa dell’evento – da quando cioè è stata chiusa l’orchestra regionale del Molise – ha diretto l’Orchestra della Radio Televisione di Kiev, in una serie di brani che sono piaciuti per il grande livello di esecuzione e per la buona efficacia interpretativa.
Nella prima parte del concerto, il pubblico ha avuto modo di ascoltare i brani ormai tradizionali del capodanno viennese (Strauss, Hoffenbach, Brahms), diretti dal concertatore ucraino.
Raucci ha diretto la seconda parte del concerto e ha voluto inserire Verdi, Rossini e Bizet, in linea con quanto viene proposto da qualche tempo alla Fenice di Venezia, nel tentativo di dare visibilità anche ai compositori non mittleuropei. In effetti, l’investimento viennese sulla musica del Capodanno è una bellissima trovata di marketing ma Verdi ha a che fare con il periodo natalizio quanto i valzer di Strauss e quanto qualsiasi altro compositore.
Un concerto di Capodanno sorprendente per la qualità di quanto proposto. Suonare non significa soltanto trasporre in suono quanto scritto su uno spartito. È anche restituire agli ascoltatori il timbro, i volumi, il tempo, l’intensità e le accelerazioni, il corpo e l’anima, la forma e l’idea che il compositore ha immaginato e sentito. È difficile trovare tutto ciò in una esecuzione preparata per il Capodanno di una piccola città di provincia. All’Auditorium di Isernia, invece, è accaduto il miracolo per merito di musicisti seri e rigorosi e di due direttori capaci e profondi. Si è avuta la possibilità di ascoltare non solo archi precisi e virtuosi (com’è nella tradizione delle orchestre dell’Est) ma anche legni assolutamente fuori dal comune. Oboe, flauto, corno e fagotto di grandissimo livello.
Ai due direttori il merito di aver amalgamato il tutto in un suono denso e intenso e di aver dato qualità a musiche che rischiano, nel loro utilizzo ormai specialistico, di diventare refrain di facile orecchiabilità.
Fernando Raucci ha dato ulteriore prova di capacità interpretative e di precisione e sicurezza del gesto direttoriale. Le sue indicazioni, messe in atto dai puntuali esecutori ucraini, hanno efficacemente restituito al pubblico quanto era nelle intenzioni dei compositori.
Intro Pietro Tonti – Art. Giovanni Petta






























