Terminata nell’Aula di Montecitorio la quarta votazione per eleggere il presidente della Repubblica. Lo spoglio, che è pubblico è stato svolto dalla presidente della Camera Laura Boldrini. Sergio Mattarella è il nuovo Presidente della Repubblica Italiana.

Mattarella sfiora quorum di 2/3

Sergio Mattarella ha sfiorato il quorum dei due terzi, quello che era necessario nelle prime tre votazioni. Il nuovo presidente ha avuto 665 voti, solo nove sotto il quorum dei 673. Il voto “è superiore alle aspettative, con una convergenza molto larga, ben al di là del Pd e delle forze pronunciatesi per Mattarella”, ha commentato Giorgio Napolitano lasciando l’Aula.

mattarella

Il Giuramento del Presidente della Repubblica avviene davanti al Parlamento riunito in seduta comune integrato dai delegati regionali.

Il Presidente della Repubblica, accompagnato dalla Segretaria generale della Camera dei deputati, Lucia Pagano, si reca a Palazzo Montecitorio con una vettura del Quirinale, scortata dai Carabinieri in motocicletta. La partenza è segnalata dalla campana di Montecitorio. La Presidente della Camera, Laura Boldrini, e la Presidente Vicaria del Senato, Valeria Fedeli, si recano all’ingresso principale di Montecitorio per accogliere il nuovo Presidente.

La campana, a questo punto, cessa di suonare. Nell’atrio un reparto di Carabinieri, in grande uniforme, rende gli onori. Nella Sala dei Ministri il Presidente della Repubblica viene salutato dai componenti del Consiglio di Presidenza del Senato e dell’Ufficio di Presidenza della Camera. Successivamente il Presidente, accompagnato dalla Presidente Boldrini e dalla Presidente Fedeli, con le rispettive Segretarie generali, Lucia Pagano ed Elisabetta Serafin, raggiunge l’Aula.

Il Presidente della Repubblica sale sul banco della presidenza dove in precedenza hanno preso posto i componenti degli Uffici di presidenza delle due Assemblee. La Presidente Boldrini dichiara aperta la seduta ed invita il Capo dello Stato a prestare giuramento a norma dell’art.91 della Costituzione. Dell’avvenuto giuramento viene dato annuncio dalla campana di Montecitorio e da 21 salve di artiglieria.

Il Presidente della Repubblica rivolge il messaggio alla Nazione. Al termine un Segretario di presidenza dà lettura del processo verbale della seduta. Il Presidente del Consiglio viene accompagnato dal banco del Governo alla Galleria prospiciente il Cortile. Al termine della lettura del processo verbale, la Presidente Boldrini dichiara chiusa la seduta.

Subito dopo le Presidenti delle Camere accompagnano il Presidente della Repubblica alla Galleria dove viene accolto dal Presidente del Consiglio. Nell’atrio un reparto di Corazzieri, in uniforme di gran gala, rende gli onori. Il Capo dello Stato, con le Presidenti delle Camere e il Presidente del Consiglio, esce da Palazzo Montecitorio. La Cerimonia si conclude con l’esecuzione dell’Inno Nazionale e il Capo dello Stato che passa in rassegna il reparto d’onore schierato con bandiera e banda.

 

 

Chi è Sergio Mattarella

(Fonte Wikipedia)

Sergio Mattarella è nato a Palermo il 23 luglio 1941. Deputato dal 1983 al 2008, prima per la Democrazia Cristiana e poi per il Partito Popolare Italiano e la Margherita, e più volte ministro, dal 2011 è giudice costituzionale di nomina parlamentare.

Sergio Mattarella è figlio di Bernardo, politico democristiano più volte ministro tra gli anni ’50 e ’60, e fratello minore di Piersanti, che nel 1980 fu assassinato da Cosa Nostra mentre era presidente della Regione Siciliana. In gioventù ha militato tra le file della Movimento Studenti di Azione Cattolica, di cui fu responsabile per il Lazio dal 1961 al 1964 e poi della Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Laureatosi in giurisprudenza, è stato docente di Diritto parlamentare presso l’Università di Palermo.

Vicino per tradizione familiare alla corrente morotea della Democrazia Cristiana, dopo la morte del padre nel 1968 e l’assassinio del fratello, alle elezioni politiche del 1983 fu eletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione della Sicilia Occidentale. L’anno dopo fu incaricato dal segretario politico Ciriaco De Mita di bonificare la DC siciliana nella quale avevano allora un ruolo di primo piano Vito Ciancimino e Salvo Lima. In tale veste nel 1985 promosse la formazione a Palermo di una giunta comunale di rinnovamento guidata da Leoluca Orlando, che era stato tra i collaboratori di suo fratello Piersanti alla Regione Siciliana.

Rieletto alla Camera nel 1987 si mantenne vicino alle correnti di sinistra del partito ed in particolare al segretario De Mita ed ai suoi collaboratori, come Roberto Ruffilli. Nello stesso anno fu nominato ministro dei rapporti con il Parlamento nel governo Goria e confermato nell’incarico nel 1988 con il governo De Mita.

Nel 1989, con la formazione del governo Andreotti VI fu nominato ministro della Pubblica Istruzione. Si dimise dall’incarico il 27 luglio 1990, insieme ad altri ministri della corrente di sinistra della DC, per protestare contro la fiducia posta dal governo sul disegno di legge Mammì di riassetto del sistema radiotelevisivo, che venne soprannominato sarcasticamente legge Polaroid in quanto, a detta dei detrattori, si limitava a fotografare la condizione esistente legittimando la posizione dominante del gruppo televisivo di Silvio Berlusconi.

Privo di incarichi di governo, fu vicesegretario della Democrazia Cristiana nel 1990 al 1992, anno in cui venne rieletto alla Camera. Nello stesso anno gli fu affidata la direzione del quotidiano democristiano Il Popolo.

La legge Mattarella
Nel corso della XII Legislatura della Repubblica Italiana Sergio Mattarella fu relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale della Camera e del Senato che, recependo l’esito del referendum del 1993, introducevano una preponderante componente maggioritaria. La legge Mattarella, alla quale il politologo Giovanni Sartori diede l’appellativo di Mattarellum, fu impiegata per le elezioni politiche del 1994, del 1996 e del 2001.

Solo sfiorato dalle inchieste su Tangentopoli – venne assolto dall’accusa di un imprenditore siciliano di aver ricevuto 50 milioni di lire e dei buoni benzina[6] – Mattarella fu uno dei protagonisti del rinnovamento della DC che avrebbe condotto nel gennaio 1994 alla fondazione del Partito Popolare Italiano, nelle cui liste sarebbe stato eletto alla Camera nel 1994 e nel 1996.

Al congresso di luglio 1994, insieme alla componente più di sinistra dei popolari, si oppose alla candidatura di Rocco Buttiglione alla segreteria del partito, in sostituzione del segretario dimissionario Martinazzoli. Con l’affermazione congressuale di Buttiglione, di cui non condivideva la linea politica orientata ad un’alleanza con il Polo delle Libertà di Silvio Berlusconi, Mattarella si dimise dalla direzione de Il Popolo, che dopo lo scioglimento della Democrazia Cristiana era diventato il giornale di riferimento del PPI, e continuò la battaglia politica interna. Nel 1995, al culmine dello scontro interno al PPI, apostrofò il segretario, che pervicacemente cercava l’alleanza con la destra, «el general golpista Roquito Butillone…» e definì «un incubo irrazionale» l’ipotesi che Forza Italia potesse essere accolta nel Partito Popolare Europeo.

L’adesione al centro-sinistra

Mattarella, da ministro della Difesa, passa in rassegna il picchetto d’onore al Pentagono con il segretario della difesa degli Stati Uniti d’America William Cohen, nel marzo 2000 Sostenitore, sin dal 1995, della candidatura di Romano Prodi alla guida di una coalizione di centrosinistra (L’Ulivo) comprendente tra gli altri il PPI e il PDS, fu confermato alla Camera alle elezioni del 1996 e venne eletto capogruppo dei deputati popolari. Caduto il primo governo Prodi, assunse la carica di vicepresidente del Consiglio durante il governo D’Alema I. Tenne invece il ministero della Difesa nei successivi Governo D’Alema II e Governo Amato II, sino al 2001. L’incarico di Mattarella al ministero della Difesa seguì la delicata partecipazione dell’Italia all’operazione Allied Force, con la quale la NATO era intervenuta nella guerra del Kosovo, e coincise con l’approvazione della legge di riforma delle Forze Armate che aboliva di fatto il servizio di leva obbligatorio.

Nel 2001 Mattarella fu rieletto alla Camera dei deputati nelle liste de La Margherita, che comprendeva l’intera componente dei popolari e nella quale pochi mesi dopo il PPI si sarebbe fuso. A differenza delle elezioni precedenti, non fu candidato in Sicilia ma in Trentino-Alto Adige. Nominato, su iniziativa del presidente della Camera, componente del Comitato per la legislazione, ne fu vicepresidente sino al 2002 e presidente fino al 2003.

Alle elezioni politiche del 2006 fu candidato nella lista dell’Ulivo e venne eletto deputato per la settima volta. Nel 2007 fu tra gli estensori del manifesto fondativo dei valori del Partito Democratico, ma con lo scioglimento anticipato della XV legislatura il 28 aprile 2008, non si ricandidò.

Gli incarichi istituzionali

Mattarella giura come giudice costituzionale
Il 22 aprile 2009 è stato eletto dalla Camera dei Deputati componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa. Il 5 ottobre 2011 il Parlamento in seduta comune lo ha eletto giudice della Corte costituzionale alla quarta votazione con 572 voti, uno più del quorum richiesto.

In occasione dell’elezione del presidente della Repubblica Italiana del 2013 il suo nome era nella rosa dei candidati che Pier Luigi Bersani sottopose a Silvio Berlusconi, ma gli fu preferito Franco Marini, che poi non fu eletto.

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