Dovrebbero essere i giorni di elaborazione del lutto, perché un cancro maledetto ha strappato dalla terra e dall’affetto dei suoi cari un servitore della Patria. Il cuore gonfio di dolore, non ha più lacrime da versare, non riesce a darsi pace e la mente vuole risposte ai tanti perché.
49 anni e non sono passati neppure 10 da quella missione di pace in Kosovo, o in Bosnia, non fa differenza, e in meno di 20 giorni l’appuntato A.G. della compagnia carabinieri di Bojano non ce l ‘ha fatta a lottare contro quel mieloma devastante.
É la sindrome dei Balcani, cosi la definisco. Non ammette discriminazioni. Se contagiati da quel maledetto isotopo, l’uranio impoverito, non si ha scampo. Un destino crudele che sta accompagnando nel braccio della morte uno dietro l’altro quei militari accorsi nei territori di guerra avvelenati dall’uranio. E in soli 15 giorni spegne il sorriso sui volti. E chi invece sopravvive passa la maggior parte della vita tra controlli, terapie e paure.
Ad oggi sono quasi 4000 i militari che a 10 anni dal ritorno dai Balcani si sono ammalati. C’é chi ancora lotta tra i letti degli ospedali sparsi nella penisola e chi come A.G. non é riuscito neppure a provarci.
E sembrerebbe che oltre al danno ci sia pure la beffa. Lo Stato lascia soli.
Nonostante il Ministero della Difesa avrebbe istituito un fondo da 30 milioni per risarcire le eventuali vittime, ad oggi neppure un centesimo é stato riconosciuto.
I militari di ritorno hanno sempre detto “Non abbiamo l’equipaggiamento adatto”.
Ma che significa? I militari italiani non vengono trattati come gli americani che hanno tute isolanti e protettive. Spesso si ritrovano a bonificare le aree con semplici guanti e senza mascherine.
Sono racconti da brivido mescolati con tanti se e ma. Purtroppo peró il danno é stato fatto e nulla e nessuno restituirà loro la vita e un futuro sereno a chi ancora lotta.
Lo Stato provvede solo a pagare cifre da capogiro per le missioni e fa eseguire dei test per i primi 5 anni dal ritorno. E poi? Tutti dimenticati. Per lo Stato trascorsi i 5 anni sei salvo. Invece la mazzata, gli effetti collaterali di quelle bombe si evidenziano, in molti casi, molto tempo dopo.
Perché il Ministero non risponde alle lettere dei militari, perché lo Stato non riconosce la causa di servizio, che fine ha fatto il fondo di 30 milioni destinati alle vittime bersagliate dalla malattia?
Le battaglie legali sono lunghe e molto costose. Le famiglie non ce la fanno psicologicamente, moralmente ed economicamente a sopportare una situazione cosi logorante.
Secondo alcune indiscrezioni sembrerebbe che la famiglia abbia intrapreso la battaglia legale e sempre secondo alcune indiscrezioni, ancora non confermate, la Compagnia militare interessata dal dramma potrebbe procedere con un’ azione parallela di richiesta risarcimento danni a favore della famiglia del militare deceduto.
Carla Ferrante






























