Messaggio della comunità molisana in Brasile alla festa di benvenuto organizzata per la delegazione del Molise in visita a San Paolo, realizzata al CIRCOLO ITALIANO, Edificio Italia, il 10 giugno. Per la delegazione molisana sono intervenuti il presidente del Condiglio regionale del Molise Vincenzo Niro e consigliere regionale con delega al turismo Domenico Di Nunzio.

Testo messaggio
A PROPOSITO DELLA VISITA DELLA DELEGAZIONE MOLISANA A San Paolo 10 giugno 2015
In nome di tutti i molisani e discendenti in Brasile, la professoressa Marlene Suano, dell’Università di San Paolo, nel Brasile, ha dato il benvenuto alla Delegazione molisana, in nome dell’Associazione dei Molisani in Brasile:
Cari ospiti, tutti i presenti,
Nel dare il benvenuto all’illustre delegazione del Molise, qualche parole devono marcare l’occasione. Il Molise non ha avuto un’emigrazione diversa di quella delle altre regioni d’Italia, sia in numeri che in tipologia economica e sociale. La grande differenza, abbiamo scoperto solo 15 anni fa quando è stata realizzata la prima grande ricerca sui molisani in Brasile, sotto il patrocinio della Provincia di Campobasso e dell’IRESMO Istituto Regionale per gli Studi Storici del Molise “Vincenzo Cuoco) è che i primi molisani entravano in Brasile come “napoletani” (del Regno di Napoli ) e poi come “abruzzesi”.
Per decenni i rapporti con la terra madre sono rimasti unilaterali: dal Brasile verso i paesini sperduti, con doni di denaro sia alla famiglia rimasta in Italia che alla chiesa, alle feste patronali. Quegli emigrati che quasi niente avevano avuto dalla propria patria cominciavano a sentirsi partecipi mandando ad essa il poco che riuscivano a mandare. Pochi sono tornati. I soldi erano spesi per l’educazione dei figli, per la costruzione della casa, per migliorare i propri affari. Dall’Italia, dopo la seconda guerra, arrivava solo il silenzio. Neanche dopo che il Piano Marshall aveva riassestato la strada dell’economia italiana, il silenzio continuava grandioso.
Tale silenzio non ha incrinato solo il cuore degli immigrati ma anche i rapporti economici. Le comunità straniere a São Paulo hanno tutte, verso le prime decade del secolo XX, costruito i propri ospedali. Quello della comunità italiana, l’importante Umberto Primo, mantenuto dalla famiglia Matarazzo per molti anni, si è sommerso in debiti fino alla chiusura finale, mentre quello portoghese, il sirio-libanese, il tedesco, l’inglese, l’ebreo, hanno fiorito grazie anche all’appoggio dei paesi originari nei momenti di crisi. E oggi sono potenze, due di essi – il siriano e l’ebreo – con le proprie scuole di medicina.
Questi ospedali sono, dal punto di vista commerciale, gli introduttori di materiale importato: letti, macchine di raggi e di analisi varie, strumentale chirurgico, una marea di derivati che arriva in continuazione. Il nuovo Ospedale tedesco a São Paulo ha importato 600 letti dalla Germania. E così quegli enti che in passato hanno avuto aiuto per sopravvivere e combattere la febbre gialla o per diminuire la morte di parto, oggi sono punta di lancia per un commercio altissimamente specializzato e con pagamento al cambio del giorno! Ma la São Paulo, che negli anni 50 aveva l’italiano come sua seconda lingua, oggi l’ha persa completamente e con essa grande parte della cultura e della memoria. Figli e nipoti non parlano più l’italiano da momento che si è assistito alla totale mancanza d’investimento in questo settore da parte dall’Italia. L’Istituto Italiano di Cultura funziona a un livello di elite, senza nessuna preoccupazione con la base dei discendenti italiani.
Ovviamente capiamo che il Molise, e la sua amministrazione, non è responsabile di questa situazione, anche perché è regione autonoma solo dal 1963. E peraltro il Molise stesso è stato sempre abbastanza abbandonato dall’amministrazione centrale. Ma finalmente la storia dei rapporti del Molise con la comunità molisana all’estero si è finalmente illuminata negli inizi della decade di 1990, quando si discuteva in Italia la legge che avrebbe dato il voto ai cittadini all’estero, regolata e approvata nel 2003.
Non è sfuggito a nessuno che ormai, col peso del voto all’estero, uno tornava a essere cittadino. I più anziani godevano il ravvicinamento. I figli, generazione di solito già nata in Brasile, accompagnava la contentezza dei genitori, appoggiandola, senza critiche a quel passato di abbandono che tutti conoscevano fin troppo bene. E fu con questo spirito che anziani e giovani si sono uniti intorno all’iniziativa della provincia di Campobasso, nel 1998, per preparare il grande evento che ha avuto luogo nel 1999, a São Paulo, con una delle più serie e memorabili mostre sulla cultura italiana mai realizzata fuori dell’Italia fino a quel momento.
Col nome di Pane, Olio,Vino, la mostra italiana interamente organizzata e realizzata dalla provincia di Campobasso, Assessorato alla Culytura, presentava la cultura di base dell’Italia lasciata e che esisteva ancora nella memoria di tutti. Terra molisana è stata portata in sacchettini di 200 grammi come regalo durante la mostra: spariti nelle prime ore, col proprio ambasciatore italiano in Brasile – Iacobucci, di Vinchiaturo – portandosi via due …. Dalla parte brasiliana, una mostra sulla storia dei molisani in Brasile: chi erano, le prime case, le feste, la scolarità dei figli, lo sviluppo della propria vita economica.
La mostra colmava 2 anni di lavoro che aveva unito tutti. Quando la mostra è stata portata in Italia, nel 2000, la mancanza alla apertura di chi dovrebbe parlare in nome dei brasiliani – perché trattenuta nella dogana per liberar le casse – non è stato un problema e la parola è stata presa da uno degli anziani, Francesco Perrella, che in fittissimo dialetto di Machiagodena degli ani 40, ha incantato l’udienza con il suo discorso. Abbiamo capito, allora, che non era una teoria l’idea della bellezza di lavorare assieme, gli studiosi di storia e i protagonisti della storia.
E che il passato di sofferenza si era sciolto nel presente di realizzazioni che ognuno poteva riportare in Italia. Ma purtroppo, cambiando la gestione politica in Molise, nient’altro si è fatto. Se ai figli la terra molisana era quasi vicina, per i nipoti – e ormai stiamo entrando nella 4ª generazione – la distanza si allarga e i ricordi perdono tonicità, le immagini perdono foco. È in questo momento che l’associazione dei molisani deve agire, cercando di riattaccare i legami, cercando contatti culturali, intercambi per gli studenti, visite di professionisti che potessero presentare eventi d cultura, di tecnologia, di gastronomia, di arte.
Vediamo perciò come molto importante questa vostra visita, che avrebbe potuto essere di importanza ancora maggiore se avessimo avuto la notizia del vostro arrivo con un po’ più di anticipo. Infatti due settimane non ci permettono l’organizzazione di niente di più effettivo, soprattutto nella metà della settimana, quando la gente lavora e quelli che sono in altre città fuori São Paulo – non possono spostarsi senza una certa programmazione.
Avremmo voluto farvi capire quello che abbiamo costruito a São Paulo, dove siamo arrivati e dove siamo ora, scambiare idee per il futuro, allontanando per sempre il silenzio che ci ha separato per decadi. L’Italia non è per noi un posto di vacanze. E il Brasile non è un posto di lavoro. Le due terre si uniscono sotto i nostri sforzi e nel nostro affetto e in tale spazio siete benvenuti.
Marlene Suano.






























