Domenica 14 giugno, alle ore 18, nell’auditorium Unità d’Italia, la compagnia Aretè porterà in scena “Mò ze sposa Celesctrine”. Si tratta della commedia più conosciuta di Sabino d’Acunto, che fu rappresentata la prima volta il 22 maggio 1945 dalla filodrammatica “Vincenzo Viti”, nel teatro sociale di Isernia.

locandina spettacolo

«È una rappresentazione in tre atti – ha ricordato Giampaolo D’Uva, regista e attore protagonista –. Nel 1976, con Enzo Della Corte e Filippo Senerchia ne curammo la messa in scena con diciassette repliche nella sala parrocchiale del Sacro Cuore, a cui seguì un ‘tutto esaurito’ al Teatro Fasano. Con questa stessa opera, la compagnia l’Aretè ha partecipato a varie rassegne teatrali: al Savoia di Campobasso, al Fenaroli di Lanciano e all’anfiteatro di Bonefro».

La commedia vide luce nell’immediato dopoguerra, e intendeva anche esprimere il superamento del tragico periodo legato al conflitto mondiale. Non a caso, uno dei protagonisti, il giovane Eliseo, durante una scena, grida: «Sernia ara resoie, l’avémma fa’ nova, l’avémma fa’ cchiù bella!», un urlo che sottintende la volontà di rinascita e di riscatto d’un popolo e d’una città. L’edizione completa delle commedie di d’Acunto, a cura di Giambattista Faralli, sta per esser stampata dall’editore Palladino di Campobasso.

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