Da padre in figlio di generazione in generazione, leggiamo nelle pubblicità riguardanti le attività economiche, i titolari delle imprese artigiane e delle poche buone industrie che si onorano di aver lasciato ai figli e ai nipoti un’eredità di qualità nella nostra regione.

Non possiamo dire la stessa cosa per Le persone chiamate a rappresentare la pubblica amministrazione negli ultimi anni ad Isernia, come testimonia il grande debito che ereditano da oggi gli isernini. Un debito di 9 milioni di euro che l’amministrazione comunale pentra dovrà bloccare e dirigere verso il rientro di un disastroso bilancio per i prossimi 30 anni. 306 mila euro inutilizzabili ogni anno, una somma che sarà sottratta alla spesa corrente, al bilancio annuale con una grande limitazione nella programmazione dell’ordinaria e straordinaria amministrazione. Era doveroso sedersi intorno ad un tavolo con il pallottoliere e fare i conti, lo impone la legge sulla contabilità locale entrata in vigore dal gennaio 2015. La fotografia dei crediti di ogni anno del quinquennio 2010/2015, sono state messe a confronto con le riscossioni “ le unità locali devono congelare in bilancio una quota di risorse dalla gestione corrente in proporzione alle mancate riscossioni degli ultimi 5 anni”.  La risultanza in base alle riscossioni non esatte ha determinato che l’avanzo si è trasformato in disavanzo per 9 milioni di euro. Occorre un ripiano, che la norma consente venga fatto in massimo 30 anni”. Un atto dovuto quindi, a cui non poteva sottrarsi l’amministrazione Brasiello incolpevole di un’eredità di bilanci non proprio certosini, usando un eufemismo. Le criticità del passato sono state diverse, dai mancati introiti da esattorie, in cui i cittadini hanno versato le dovute spettanze, ma mai riversate nelle casse del comune. I mancati introiti dalle multe per infrazioni al codice stradale, all’impossibilità di riscossione delle spettanze dai gestori degli impianti sportivi.

Comune di Isernia : a chi le colpe ?

E’ incredibile che si possa arrivare ad una situazione del genere nonostante l’ordinamento finanziario e contabile degli enti locali – afferma Albino Iacovone –  (esperto in materia di pubblica amministrazione)  che trova il suo fondamento nel TUEL, approvato con il D. Lgs. 18 agosto 2000, n.267 e nei relativi regolamenti attuativi, oltre che in altre numerose leggi come la n.3 del 18 ottobre 2001, la n.131 del 5 giugno 2003, nel D. Lgs. 12 aprile 2006, n.170 etc., sia abbastanza chiaro!

I principi, di cui all’art.162, c.1, del TUEL, hanno valenza generale e riguardano quindi tutto il sistema di bilancio e non solo il bilancio di previsione; essi riguardano l’unità, l’annualità, l’universalità, l’integrità, la veridicità, il pareggio finanziario, la pubblicità. Inoltre, dall’ ordinamento stesso si riscontrano ulteriori principi da rispettare come:- comprensibilità; – significatività e rilevanza; – attendibilità; – verificabilità; – coerenza; – congruità; – motivata flessibilità; – neutralità; – prudenza; – comparabilità; – competenza finanziaria; -competenza economica.

Ora, come cittadino e contribuente, mi chiedo cosa hanno verificato, in tutti questi, anni i vari Organi burocratici (Segretario generale, Responsabile del servizio finanziario etc.), di controllo (Revisori dei conti) e politico-amministrativo (Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale nella sua interezza)?

Una riflessione attenta e pertinente che resta inascoltata o inutile per un ordinamento in cui chi sbaglia non paga mai, e il tutto si scarica inesorabilmente sui cittadini. Tutti sapevano e hanno taciuto in attesa che il tempo passasse e le responsabilità si scaricassero per legge sull’ultimo arrivato.

In questo contesto, abbiamo una città che nel corso degli ultimi anni ha fatto dei salti indietro nel tempo ritornando ad un’economia post bellum, con la maggioranza delle attività economiche fallite, sfratti esecutivi e povertà aumentata del 400%, ed ora i nodi tornati al pettine di una scellerata amministrazione del passato e dell’ultimo quinquennio che pone un altro grosso freno alla capacità di spesa dell’attuale e delle prossime amministrazioni comunali fino al 2045. Una spada di Damocle sulle attuali e prossime generazioni che continueranno a fuggire da questa terra. Amministratori incapaci di puntare al rispetto delle regole elementari di salvaguardia del benessere collettivo e a quella esigenza di programmazione che fino ad oggi è mancata per poter guardare al futuro con ottimismo.

Pietro Tonti

 

 

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