di Pietro Tonti

Ore di drammatiche preoccupazioni per il sindaco Brasiello e i membri della sua giunta comunale. E’ il momento della resa dei conti con i tanti dissidenti di maggioranza che in questi mesi hanno detto no ad un sistema di amministrare del primo cittadino, lontano dagli accordi elettorali, pressapochista e incapace di dare risposte ai cittadini per le tante emergenze in corso.

Questo l’aspetto che appare al popolo in maniera non velata e spontaneamente condivisibile, ma il dissenso parte da lontano, secondo un disegno che coinvolge la politica all’interno del primo partito regionale e i suoi equilibri di massima.

Un Brasiello tendenzialmente uomo legato a Michele Iorio, per cui di centro destra, eletto con i voti di tutti gli esponenti di sinistra a primo cittadino, con le aspettative di Ruta, Leva e Scarabeo della prima ora, di avere con se un ottimo alleato e un possibile bacino di voti in crescita, per un sindaco che doveva invertire la rotta delle passate amministrazioni, doveva essere l’antitesi dello iorismo ventennale  e permettere il progresso con una gestione della città in maniera condivisa da più anime del centro sinistra.

Avrebbe dovuto distribuire incarichi in base alle competenze specifiche dei suoi massimi elettori e guardare al futuro con ottimismo. Col passare dei mesi, invece, il sindaco ha palesato legami sempre più forti nel PD, quello legato ai renziani Frattura e Fanelli, commettendo errori plateali di gestione, promettendo e ritraendo incarichi, abilitando a ruoli assessorili personaggi non eletti, per poi ritornare sui suoi passi.

Non si era mai visto prima una cotanta improvvisazione nell’amministrare.

La vera guerra di assestamento all’interno del PD prende spunto proprio da una cattiva gestione del comune pentro, per espandersi nelle future posizioni del partito democratico regionale. Un soggetto politico che nel Molise rispecchia molto l’andamento nazionale con una estrema negatività, espressa nella totale mancanza di dialogo tra le parti in campo. Un movimento politico che necessariamente deve mutuare per sopravvivere dalla vecchia DC, con le sue componenti diversificate e confluenti sui grandi temi di interesse generale.

Nel PD Molisano l’asse Frattura Fanelli contro Ruta e Leva, una guerra che appare silente nelle apparenze al popolo, foriera di conflitti più o meno palesi, battaglie di posizionamenti e discrediti, di passaggi lenti e programmazioni neuro linguistiche a breve, media e lunga gittata tra gli uomini più vicini all’uno o all’altro schieramento.

L’obiettivo è unico per tutti, rallentare la notorietà e la permeabilità tra i cittadini, relegare a ruoli minoritari l’avversario, indurlo al minimo dei voti per la rielezione.  A queste condizioni gli equilibri instabili all’interno dei Dem regionali stanno vacillando, vi è la necessità di un dialogo costruttivo che solo con un nuovo bilanciamento può avvenire, se l’agnello sacrificale deve essere il primo cittadino pentro per ridare nuova stabilità al partito, questo non possiamo affermarlo.

In questo momento l’anello più debole della catena è lui, non senza peccati, bisognerà vedere chi sarà in grado di scagliare la prima pietra e di delegittimarlo dal ruolo. L’importante appuntamento con il bilancio di previsione è ad horas, ed è nella sede comunale che si gioca anche il futuro del PD regionale. Siamo convinti che anche questa volta Brasiello tirerà il coniglio dal cilindro e con la sua musa “la dea bendata”, riuscirà a riequilibrare gli animi, pochi vorrebbero ritornare alle urne, in molti non verrebbero mai più rieletti e tendenzialmente, dietro un finto dissenso, voterebbero anche l’incendio della città pur di non cadere: si accettano scommesse.

 

 

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