Di Tonino Atella

Trattasi della vicenda del prof. Carlo Gilardi costretto contro la sua volontà in una residenza per anziani e il movimento venafrano si attiva al riguardo. Intanto due ex amministratrici dei beni dell’uomo andranno a giudizio
C’è un anziano di 91 anni, il prof. Carlo Gilardi del Lecchese, lucidissimo, già docente di scuole statali pubbliche, generoso ed altruista, grande lavoratore cui piaceva allevare animali di fattoria e coltivare la terra di proprietà nonostante l’età prima che ne fosse impedito una volta costretto a vivere -lui non consenziente- in un istituto per anziani, c’è un personaggio -si scriveva- che va aiutato a recuperare la libertà personale cui il soggetto tiene tantissimo. E sulla delicatissima storia prende posizione anche il movimento molisano “I Venafrani per Venafro”, sostenendo su fb l’iniziativa ”Aiutiamo Carlo !”. Oggi infatti l’uomo di cui trattasi continua a vivere, contro la sua volontà tante volte pubblicamente dichiarata attraverso i media e trasmissioni tv di Mediaset, per l’esattezza Le Iene, continua a vivere in una residenza per anziani del Lecchese dove, afferma lo stesso personaggio divenuto nel frattempo un beniamino del pubblico italiano che gli é tanto vicino sotto il profilo morale ed umano, “vengo anche trattato bene, ma mi manca la libertà, per me assolutamente essenziale ed importantissima, ed alla quale non intendo rinunciare, avendo il pieno possesso delle mie qualità intellettive, come attestato da medici e specialisti che mi hanno visitato, mettendolo per iscritto. Perciò ridatemi la libertà, aiutatemi, vi prego !”. Ad “implorare” in tal senso la personale condizione di uomo libero, autonomo ed in grado di autogestirsi, chiedendolo sempre in maniera assolutamente composta e civile giusta la sua proverbiale natura di ottima ed educata persona unanimemente rispettata ed apprezzata, è per l’appunto l’anziano ex docente che un brutto giorno a seguito di disposizioni di legge assai particolari venne trasferito in un istituto per anziani, dove continua a vivere. “Non mi trovo male, mi trattano bene dove vivo attualmente -ha affermato il prof. Carlo a chi è riuscito a parlargli, operazione questa nient’affatto semplice- ma voglio tornare libero. Ne ho pieno diritto e spero che presto questo avvenga”. Intanto sempre “Le Iene” di Mediaset, tornando su tale delicata vicenda umana in piedi da anni, hanno appena fatto sapere che due precedenti amministratrici dei beni del prof. Carlo sono state rinviate a giudizio e dovranno rispondere della gestione del denaro dell’anziano, in particolare di consistenti prelievi dai fondi dell’uomo e tra l’altro dell’acquisto sempre col denaro del 91enne di una bici elettrica per donna (costo 1.500 euro circa) di cui il prof. Carlo non aveva che farsene né ha mai usato, né saputo dell’esistenza, né tanto meno dell’acquisto. Data la portata socio/umanitaria dell’intera vicenda, su cui adesso dovranno pronunciarsi i giudici per fare chiarezza sulla gestione del patrimonio del 91enne, prende posizione unitamente a tant’altre libere associazioni italiane anche il movimento “I Venafrani per Venafro”. L’organismo molisano – apolitico, autonomo e che si prefigge unicamente di perseguire le positività della vita umana- si schiera con l’iniziativa “Aiutiamo Carlo !” presente su fb, con la finalità di aiutare moralmente e socialmente l’anziano docente perché recuperi quella libertà personale cui tiene tantissimo. “Ad altre faccende di natura giudiziaria -puntualizzano da “I Venafrani”- penseranno i giudici. A noi al momento interessa unicamente che il buon Prof. Carlo, sempre che sia nelle piene qualità intellettive e quindi in grado di autogestirsi, torni libero, recuperando la condizione di vita cui tanto tiene e che per lui é essenziale per andare avanti. Ovviamente non mancheremo di divulgare gli sviluppi della vicenda giudiziaria circa la gestione dei beni del docente da parte di due precedenti amministratrici dell’uomo. Intanto però invitiamo a sostenere l’iniziativa “Aiutiamo Carlo !” su fb perché all’uomo ritorni il sorriso e la serenità, una volta restituitagli quella libertà personale cui tiene tantissimo”.

 

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